GREGORIO AGIS.

 

 

 

 

 

 

DUE COMPLEMENTI ALLO STUDIO SULLA NATURA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONTENUTI:

 

Primo complemento: Il Cristianesimo storico è la sconfitta di Cristo? La vera funzione del Cristianesimo e di Cristo.

 

Secondo complemento: Sull’eutanasia, una preghiera.


GREGORIO AGIS.

 

PRIMO COMPLEMENTO ALLO STUDIO SULLA NATURA: IL CRISTIANESIMO STORICO E’ LA SCONFITTA DI CRISTO?

La vera funzione del Cristianesimo e di Cristo.

 

INTRODUZIONE.

 

0.1.Il presente scritto è dedicato a chi nella sua vita abbia saputo porsi le giuste domande: perché il male è vittorioso sulla Terra? Perché i cuori degli uomini sono ottenebrati da falsi saperi e covano solo sentimenti distruttivi? Perché quando cercano il bene non lo trovano? Perché tutte le porte verso il cielo e la luce sono chiuse? Perché quando invochi aiuto, non arriva? Perché Cristo è stato sconfitto dai suoi nemici, sicché ora si trova nelle mani di chi usurpa il suo nome per dare potere a una chiesa satanica? Anche lui ha fallito? Ma siamo proprio del tutto abbandonati? E chi si salva più?

0.2.Porsi la giusta domanda, con onestà concettuale, è il primo passo per ottenere la risposta. Ora, dopo l’itinerario da noi compiuto nei primi quattro studi contenuti nel presente sito (Il fondamento della ricerca, La cura dell’anima, Il fondamento dell’etica, La Natura)(1), la prima parte di questa domanda non dovrebbe essere più un problema e chi sia stato capace di aprire gli occhi sul male e di soffrire per esso, e di aggirarsi inorridito nel mezzo della nostra epoca senza auto-ingannarsi con promesse falsamente salvifiche o senza ubriacarsi di edonismo materialista, avrà già visto la risposta: questo mondo terreno è solo una simulazione, ed è stato appositamente congegnato per essere la negazione della verità e della giustizia e per ospitare il “campo dell’esperienza del male”, la storia umana. Satana ne è il principe (cfr. Gv. 12,31; 14,30; 16,11), ed egli (è una gerarchia molteplice, però, non dimentichiamolo, sono le intelligenze che guidano la natura terrena) provvede a condurre gli eventi per uno scopo solo: portarci verso il male. Abbiamo però anche dimostrato mediante la nostra scienza ontologico-psicologica che l’esperienza del male è un bene, perché conoscere il male è indispensabile all’anima che voglia essere libera, e cioè che voglia sviluppare la sua volontà e imparare a scegliere il bene con le sue forze.

0.3.Abbiamo perciò polemizzato più o meno garbatamente coi Cattolici, con la loro visione assurda, che è oltre modo lassista, da un lato, perché stabilisce che chi adula abbastanza il loro Dio personale abbia subito, di colpo e per magia, il Paradiso in dono dal cielo per un atto gratuito, come se il Paradiso fosse un luogo oggettivo extramentale e non, invece, l’immagine dello stato di coscienza dell’anima, che se è retta e amorosa è paradiso, inferno se ammalata da grovigli di tendenze irrazionali e malvagie; mentre dall’altro essi, prevedendo un inferno eterno, mostrano un’intransigenza irrazionale verso coloro che “si ribellano a Dio”, e cioè verso chi non si umilia abbastanza e non rinuncia alla propria autonomia di pensiero e di coscienza, a ricercare la verità e il bene con pazienza e amore, rifiutando di aderire ciecamente alla loro fede e di adeguarsi ciecamente alla loro morale perversa. Essi, insomma, perdonano tutto a sé stessi e a quelli come loro, inetti e accidiosi, capaci solo di elemosinare salvezza dal cielo, mentre tuonano condanne verso chi impegnandosi seriamente ed autonomamente fa loro da termine di confronto mettendo in risalto la loro accidia e la loro inettitudine, oppure mette in dubbio il loro dominio, la loro superiorità e il loro potere. L’insipienza dei Cattolici crea nella loro fantasia uno scenario di comodo in cui viene punito da Dio chi fa loro invidia, convinti come sono che suscitare invidia con le capacità e l’impegno, la vera competenza e la saggezza, sia una colpa, mentre per noi non è chi suscita invidia, ma chi la prova a essere colpevole di un sentimento distruttivo e meschino, il desiderio di deprivare il prossimo del bene, che è un’azione ingiusta e perciò una colpa; nella medesima fantasmagoria di comodo essi ottengono tutto in regalo da un Padre buono, secondo il loro assurdo concetto di bontà sciocco e infantile, per cui sarebbe buono un genitore che omettendo di educarti e di chiederti impegno per la tua rettificazione e la tua crescita, anzi obbligandoti a rimanere in uno stato di minorità e di incapacità infantile, accontenti tutti i tuoi capricci e assecondi i tuoi desideri, le tue smanie, le tue pretese, senza curarsi d’altro che di esibire la propria onnipotenza.

0.4.A questa concezione infantile e fantasmagorica che i Cattolici odierni hanno della redenzione, così come a quella magico-meccanicistica del dogma di Ireneo di Lione e dei cattolici romani che l’hanno seguito, e altresì a quella superstiziosa e idolatrica, derivata dalla tradizione politeista e, in particolare, come vedremo meglio in sede di studi storici, dal Mitraismo, che percepisce la morte fisica di Gesù come un sacrificio cruento atto a placare ritualmente la collera di un dio (incrostatasi sul Cristianesimo storico all’epoca di Costantino), noi ne opponiamo qui una razionale, fondata sulla nostra scienza dell’anima e sulla nostra ontologia.

0.5.Ricordiamo, per comodità del Lettore, le acquisizioni che ci siamo procurati con le riflessioni del precedente studio sulla Natura, di cui questo Primo complemento è la conclusione: che nel mondo dei corpi aggregati, quello che gli uomini comunemente ed erroneamente chiamano realtà, e che invece è una complicata simulazione, operano intelligenze divine, le quali hanno però lo scopo di farci attraversare l’esperienza del male, fornendoci così la conoscenza indispensabile per ottenere la capacità di scelta e dunque una volontà libera e forte; oltre a simulare una realtà nascondendoci il vero essere, codesti demoni, in funzione satanica, cioè ingannevole, agiscono creando trappole e cercando di depistarci verso copie contraffatte di verità, onde sperimentare in noi tutte le possibili forme di errori e malvagità, per vedere quando saremo capaci di trovare in noi la forza di superarle; una di queste trappole, la più efficace a quanto pare, almeno per ora, è il Cristianesimo storico, dove la fede cieca, e cioè ciò che induce ignoranza e stoltezza, viene considerata un merito, mentre è una tentazione satanica, e dove viene imposta una morale dissennata che è il completo rovesciamento della volontà di bene, sicché il fedele cade nella tentazione di allontanarsi dalla giustizia per compiacere a un falso Dio tirannico con smanie di onnipotenza, e così via. Il Cristianesimo storico presenta una serie di tentazioni astutissime, che si dovrà esaminare capillarmente in altra sede.

0.6.Abbiamo anche insistito sul fatto che, essendo atti di coscienza dell’essere partecipi dell’Assemblea (il genere di tutte le coscienze divine o elette, che dir si voglia), codesti severi ed astutissimi demoni non debbono essere ritenuti malvagi, né si deve temere la loro opera: il loro intento non è perderci e condannarci per sempre, dicevamo, ma dopo aver ammalato la nostra anima e aver così messo in risalto la nostra debolezza, l’originaria incapacità dell’anima innocente di difendersi dal male, che non è una colpa ma una carenza, farci sperimentare le conseguenze della forma spirituale ammalata coll’aggravare vieppiù la malattia e dando agio a chi ne sia affetto di esprimere in azioni colpevoli le tendenze irrazionali della sua coscienza; tutto questo non per condannare l’anima caduta nei tranelli e nelle tentazioni, ma per convincerla della sua malvagità, o meglio della sua debolezza e della sua incapacità a non lasciarsi attaccare ed intaccare dal male, e spingerla poi, una volta che ella abbia fatto esperienza delle conseguenze del suo stato carente ed ammalato, a cercare i mezzi opportuni per guarire e per colmare l’originaria carenza. Insomma, dalla profonda infelicità e dai sentimenti di vergogna che colpiscono l’anima quando ella abbia vissuto il male, e cioè quando ella abbia versato nell’ignoranza e nella stoltezza e per carenza di verità abbia lasciato rampollare in sé tendenze irrazionali verso ai falsi beni e ai sentimento ostili, ella potrà trarre la consapevolezza del perché noi chiamiamo bene la verità e la consideriamo come ciò che unicamente è razionalmente desiderabile, mentre chiamiamo male la negazione della verità e consideriamo malvagie le tendenze irrazionali che ne conseguono, quei desideri di falsi beni che provocano danno e dolore; e potrà capire perché noi chiamiamo felicità lo stato di tutte le anime di eterna fruizione del bene, che è verità, ovvero la giustizia, e infelicità la deprivazione di essa operata anche su un solo essere.

0.7.E’ questa la procedura che tiene l’Assemblea per insegnarci a scegliere il bene e a fuggire il male; nel mondo del male agisce un “Dio con la maschera”, Satana cioè, che svolge un ruolo ben preciso: finge di essere ciò che non è, crea di sé stesso, dell’essere, del bene, della giustizia etc. falsificazioni e copie contraffatte e cerca di spingere l’uomo più possibile nell’errore e nel male, sperando però dentro a sé stesso (ognuno di loro, sono molti infatti, non uno solo, ricordiamolo) di non riuscirci, aspettando il momento in cui ciascun uomo sarà diventato capace di contraddire la sua negazione della verità e dunque di ritrovare il bene. Si aspetta cioè da noi una sana reazione negativa e una ribellione, e finché questa non viene, egli ci disapprova e continua la sua opera. Compreso tutto questo, si potrà comprendere anche il vero senso del sacrificio di Cristo, che cercheremo di esporre nel testo qui presentato.

0.8.Il testo che qui presento era, all’origine, il libro VI di uno scritto intitolato Introduzione alla Scienza sacra, ma che ho preferito lasciar da parte, essendomi reso conto che esso pretendeva di trattare troppi argomenti tutti insieme e di portare il Lettore alla conclusione troppo in fretta, col rischio di finire poi deriso e azzannato come nel caso della signora V., che il Lettore ricorderà come esempio dell’inettitudine e della presunzione cattolica da nota 11 al VII libro de Il fondamento dell’etica. Per questa persona sto meditando di elaborare uno scritto a parte, che sarà il Terzo complemento allo studio sulla Natura e che il Lettore, se avrà pazienza, vedrà comparire sul mio sito dopo i primi due; la signora V. sicuramente non lo leggerà mai, in questa vita, ed è però stato un mio errore che ha prodotto un tale risultato, perché finora ho impiegato un’errata strategia di avvicinamento alle persone, che è la seguente: io ti do un richiamo, e se non sei pronto a riceverlo perché nella tua vita sei stato negligente e non hai preparato la tua anima a comprendere e a volere la verità, peggio per te, fai la tua strada altrove. Ma, dopo la breve esperienza con la signora V., mi sono reso conto che non posso pretendere che accetti le mie risposte chi non abbia mai avuto l’opportunità di porsi le giuste domande. Sono stato troppo severo e forse ho avuto troppa fiducia nelle capacità umane. Invece ora mi sembra di aver fornito, con i quattro studi precedenti, una scala non impervia, che metterà in grado chiunque sia un cercatore sincero della verità, onesto concettualmente, di non scartare a priori ma di considerare seriamente la conclusione contenuta nel presente scritto e magari, dopo l’opportuna riflessione e dopo l’opportuno esercizio critico, di accettarla.

0.9.Ribadisco qui, dunque, la raccomandazione, già data in La Natura, di affrontare la lettura dei miei scritti nel giusto ordine e di non cominciare da questo qui presente, dalla conclusione, perché essa può essere comprensibile solo a chi padroneggi la nostra ontologia e la nostra scienza dell’anima, e anzi, forse non saranno sufficienti nemmeno queste, visto che per accedere a tale mistero mi è occorsa una lunga frequentazione della storia umana, e lunghe osservazioni e meditazioni sui fatti che la compongono; devo qui anticipare, inoltre, che dopo aver formulato la tesi contenuta nel presente scritto -dovrò anche, un giorno, cercare di comunicare al Lettore in dettaglio quale sia stata l’esperienza particolare che mi ha consentito di aprire gli occhi sulla funzione satanica, posso solo anticipare qui che è stato un avvenimento puntuale, capitatomi in data 27 gennaio 1994- è stato necessario anche cercare a lungo conferma di essa nella lettura attenta delle Scritture, che si può compiere solo dopo aver acquisito la conoscenza necessaria della grammatica e della sintassi del linguaggio simbolico, e ricordiamoci che i significati troppo evidenti del messaggio divino-satanico (cioè dell’Assemblea che agisce in funzione satanica) sono trappole congegnate appositamente in modo astutissimo per far cadere gli indegni in errore. Mi si permetta di anticipare qui questo fatto, anche se si dovrà esaminare in dettaglio e in opere apposite la natura composita  di collazione di nuclei di memorie storiche, ma riplasmate da profeti ispirati per servire agli scopi di Satana, delle Scritture (che si trova d’altronde anche in alcuni miti greci e, immagino, anche altrove, nei testi che per i miei limiti e la mia debolezza mi sono rimasti ignoti), fatto che però è già fondato sulla nostra analisi dell’ispirazione, secondo cui tutto ciò che l’anima riceve passivamente in questo mondo della simulazione, i contenuti della coscienza che essa non produce attivamente da sé, e di cui abbiamo già dato una prima classificazione nel testo di La Natura, provengono da una sola fonte, l’essere(2), cioè la somma delle coscienze dell’essere in stato eletto o divino (che dir si voglia), ma quando parlano non come Dio, bensì come ingannatore, come Satana, perché tutto ciò che l’anima riceve in questo mondo ha funzione satanica, che vuol dire ingannevole, finalizzata a spingere l’uomo verso il male.

0.10.E’ importante ricordare questo, che non esistono due esseri, uno buono e uno cattivo, uno che aiuta l’uomo e lo salva e l’altro che lo inganna e vuole perderlo, ma uno solo, l’essere, la somma di tutti gli atti di coscienza del pensiero infinito, che mette in atto provvisoriamente e provocatoriamente il male, la negazione della verità, l’inganno, come già si disse in fondo alla precedente opera sulla Natura, per darci la possibilità di superare con le nostra forze questa negazione, vincere i suoi inganni e dimostrarci forti e capaci di scegliere la verità e il bene. Perciò chi agisce qui, nel mondo terreno, è sempre Satana e mai Dio, cioè l’Assemblea qui agisce sempre in funzione ingannevole e provocatoria, negativa, e non ci comunica mai nulla di chiaro ed esplicito sulla verità, sulla vera volontà divina. Essa dunque non si manifesta mai nella “rivelazione”, nozione questa quanto mai ambigua, fumosa e manipolabile, che facilmente diventa strumento di ideologia ed oppressione -proprio quello che vuole Satana-, ma sempre nel ragionamento, nel pensiero che cogliendo sé stesso come essere, trova il divino, quello vero, in sé stesso, non fuori di sé come un altro essere, e la vera volontà divina nella giustizia, che non viene rivelata per ispirazione profetica, ma si deve dedurre assiomaticamente dall’idea di essere e di bene. Insomma, come mi disse una volta lo stesso Satana ambiguamente nel tentativo di ingannarmi(3), in una breve visione estatica: “quando parla è sempre Satana, quando tace è sempre Dio”.

0.11.Ecco, dopo aver acquistato la consapevolezza della natura satanica delle Scritture e aver capito il modo in cui esse sono congegnate, e dopo essermi procurato la chiave del simbolismo criptico e astruso di cui si servono grazie alla mia competenza ontologica e psicologica, come dicevo, ho potuto trovare conferma della tesi che qui vado a esporre nel significato nascosto delle Scritture, quello che Satana ha accuratamente occultato sotto espressioni ambigue e ingannevoli, ma che è attingibile da parte di chi si sia procurato altrimenti e con retto metodo la sapienza. Ma di tutto questo si dovrà parlare in una fase di studi più avanzata, quando, dopo aver confutato alla radice anche la psicoanalisi, avrò convinto il Lettore a considerare sogni e visioni come comunicazioni col vero mondo, e anche a impegnarsi a capirne il significato, che è come dire ad apprendere il linguaggio dell’essere, cosa indispensabile per uscire dal mondo della simulazione e ritrovare la vera realtà(4), e tornare a casa; qui è sufficiente aver anticipato che le mie conoscenze non hanno una sola fonte ma due: come ci insegna Cristo nel deserto (cfr. Mt. 4,4) abbiamo bisogno, infatti, sia del “pane”, e cioè della filosofia razionale, ontologia e scienza dell’anima, insieme a questa singolare fisiologia di cui ho cercato di far partecipe il Lettore mediante il testo sulla Natura, sia “di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, cioè di tutte le manifestazioni dello spirito nelle quali si trovano informazioni preziose e dalle quali si può essere istruiti a patto che non si pretenda di ricavarne un facile, superficiale, accidioso falso sapere, cioè se non si presume di essere già sapienti e detentori della verità solo grazie ai contenuti di una rivelazione ricevuta passivamente e recepita frettolosamente, pretendendo così di esentare sé stessi dall’impegnarsi a conoscere l’essere, il bene e la giustizia con i mezzi opportuni, ovverosia mediante un’attiva riflessione razionale condotta con assoluta serietà e ineccepibile dedizione: chi fa così finisce inevitabilmente col contrapporre la propria errata verità a quella razionale, la rivelazione ingannevole alla scienza prodotta dal vero logos.

0.12.Perciò, poiché temo che il Lettore difficilmente, se non è già avanzato negli studi e non si è procurato da sé una visione retta, potrà accettare quello che dico nel presente scritto, Gli chiedo tuttavia di darmi un qualche credito, di non considerarmi frettolosamente, a priori, un idiota esaltato, cadendo nello stesso errore della signora V.: in nome del fatto che sto studiando con impegno e fatica e serietà massimi, e anche con molta sofferenza, questi argomenti da moltissimi anni (da ventisei la filosofia, da quattordici le Scritture, e sto prestando attenzione a sogni, visioni e simboli da almeno trenta), chiedo un poco di rispetto, mi sento di poter chiedere al Lettore che egli sospenda il giudizio fino a che non abbia esaminato seriamente tutte le sue perplessità, e anche che mi segua, pur non aderendo -si capisce- alle mie tesi e alle mie interpretazioni senza un esercizio critico anche severo, nel prossimo corso di studi, che Lo porterà appunto ad acquistare quelle orecchie per intendere e quegli occhi per vedere che Gli daranno la capacità di comunicare con l’essere e di leggere da sé le Scritture e altre comunicazioni dello spirito senza più essere ingannato. Allora vedrà da sé, se ho ragione o no.

0.13.Mi sono dilungato anche troppo in questi argomenti preliminari, il Lettore mi perdoni; è tempo che si risponda, come promesso, a quella domanda angosciosa e pressante che le persone rette e non illuse debbono essersi posta almeno una volta nella vita, le persone assetate di bene e di giustizia, intendo, ed affamate di pace: perché Cristo ha fallito? Perché ciò che doveva salvare il mondo e redimere l’uomo ha prodotto solo tenebra, oscurità e male? Il Cristianesimo storico è la sconfitta di Cristo?


NOTE ALL’INTRODUZIONE.

 

Nota 1: do per scontato che chi legge questi Complementi sia passato attentamente attraverso i tre scritti di base, e, ovviamente, abbia preso visione altrettanto attentamente del testo avanzato, La Natura, di cui i due presenti scritti sono il complemento; dunque non starò più a indicare in nota i rimandi ai vari passi che contengono i principi fondativi delle mie asserzioni, convinto che ormai il Lettore sia autonomo e sappia ritrovarli da sé, nel caso che ancora non se li ricordi. Chi leggendo abbia l’impressione di trovarsi in presenza di uno di quegli esoterismi da esaltati in voga oggi, per via del fatto che uso termini come “Satana”, “satanico” e così via, evidentemente non ha ancora imparato a distinguere le contraffazioni dall’originale, il vero diamante “occhio di Horus” dalle patacche che tentano di imitarlo, e che sono congegnate apposta perché chi non si impegna non metta le mani sul vero diamante. Non so che farci, se le persone non danno retta ai miei avvisi di non leggere in maniera saltuaria e superficiale i miei testi, ma di affrontare gli studi in ordine e con impegno. Posso solo continuare a ripetere questa raccomandazione, cosicché se uno non mi dà retta e rifiuta colpevolmente quanto gli offro, la responsabilità del suo fallimento non è mia ma sua.

 

Nota 2: non è difficile dimostrare questa asserzione, perché non esistendo null’altro che l’essere, tutto ciò che avviene deve avere come causa l’essere; ciò che non è non ha proprietà e non può essere soggetto di azioni. Il Lettore si ricordi che abbiamo definito l’essere come la somma di tutte le coscienze; dunque siamo noi l’essere, e tutte le azioni, le decisioni che le reggono e i loro effetti non possono provenire da altri che da noi, dall’Assemblea delle coscienze divine. L’uomo in via non percepisce più il mondo comune e non ricorda più decreti e decisioni dell’Assemblea, ma questo è un fatto temporaneo, come dicemmo già altrove, dovuto alla simulazione che ha obliterato il vero mondo e ci ha occultato il vero essere.

 

Nota 3: in quel periodo, alla fine degli anni ottanta, stavo studiando filosofia e ragionando con me stesso, ma mi ero anche avvicinato alle tradizioni orientali, e stavo frequentando il gruppo di yoga giapponese da cui avrei tratto un’ottima tecnica per mantenere sano il corpo aggregato. Ma la tentazione era di lasciarsi convincere da codesti giapponesi che la meta da raggiungere fosse la cancellazione della coscienza individuale, l’incoscienza dello spirito, lo scioglimento del sé individuale nel Sé cosmico o cose del genere, risultato da ottenersi mediante le loro tecniche di meditazione. Insomma, Satana mi aveva fatto incontrare i portatori di una finalità irrazionale da ottenere con mezzi completamente irrazionali, dei simpatici giapponesi pieni di poteri di chiaroveggenza, gentili e affascinanti, capaci, oltre tutto di aiutarmi a lenire il dolore alla spalla rotta che da anni mi tormentava, e anche di apprezzarmi, dal momento che appena mi hanno visto si sono messi in mente che io sono la reincarnazione di qualche grande maestro, per vedere se io mi sarei lasciato sviare verso irrazionalismi ed esaltazione o se avrei durato nei miei studi di filosofia razionale e nei miei ragionamenti. La visione di cui parlo nel testo sembra voler suggerire che per trovare Dio bisogna far tacere la mente, cioè sembra convalidare le finalità e la tecnica di queste tradizioni orientali; ma invece potei comprendere più avanti che la frase ha tutt’altro significato, e vuole dire che la rivelazione che gli uomini ricevono per ispirazione, cioè quando lo spirito parla, è sempre satanica, mentre il ragionamento che ciascuno fa da sé senza altro apporto che quello del proprio pensiero, quando si serve del retto metodo, senza che nessuno gli riveli nulla, e cioè quando lo spirito tace, è sempre Dio, perché il pensiero quando vede rettamente sé stesso è Dio.

 

Nota 4: ricordiamo che, se l’essere è pensiero, il vero mondo, che è prodotto del pensiero, è discorso e cioè manifestazione del pensiero in segni visibili, e che dunque per accedervi bisogna apprendere il suo linguaggio; altrimenti alle visioni del vero mondo non si saprà dare il giusto significato, e invece di vedere l’essere ci si smarrirà in illusioni.


LA VERA FUNZIONE DEL CRISTIANESIMO STORICO E DI CRISTO.

 

INDICE DEGLI ARGOMENTI.

 

La Natura, ovverosia Satana, ha lo scopo di istruire l’uomo sul male, in accordo con il resto dell’Assemblea divina. E’ Dio stesso, cioè, che agisce in funzione satanica(§1). Questo è il punto di partenza per poter rispondere al quesito: perché il fallimento del Cristianesimo?(§1).

 

Varie posizioni sul senso della storia cristiana: i migliori pensano a un fallimento dell’uomo(§2). C’è chi crede ancora che, nonostante tutto, la Chiesa cattolica sia la vera chiesa di Cristo. Discussione(§3). La posizione di laici e materialisti(§4).

 

Riformulazione della domanda(§5).

 

Confronto fra la confessione di fede più antica e la versione del IV-V secolo, riguardo all’opera di salvezza(§5). I Cattolici hanno modificato l’ordine delle fasi dell’opera di redenzione di Cristo e hanno stabilito su di essa un dogma irrazionale(§5).

 

La vera opera di redenzione spiegata alla luce della nostra scienza dell’anima(§6; §10) e un primo cenno di filosofia della storia(§9). La seconda fase dell’opera di redenzione e necessità di uscire dall’Evo di Mezzo (cenni)(§11). Osservate i segni dei tempi in cui viviamo e protrettico(§11).


§1.

Le forze portatrici di forma che nel libro della Genesi si fanno chiamare Elohim, termine che malamente viene tradotto con la parola Dio, sono, invece, Satana; ovvero, come abbiamo abbondantemente dimostrato nella precedente disquisizione sulla Natura, sono una gerarchia divina(1), incaricata dall’Assemblea (l’insieme di tutte le anime elette, chiamiamola pure “Dio”, ma ricordiamoci che è una collettività, un mondo molteplice, l’infinita serie degli atti di coscienza dell’essere) di svolgere un compito assai gramo: istruire l’uomo sul male. Come abbiamo detto, esse si fanno Natura e plasmano(2) un mondo terreno, dove verità e bene sono negati, per stimolare l’uomo a combattere contro la negazione del bene e del vero e a conferire volontariamente, con impegno e fatica, alla propria anima la forma eletta, la forma dell’anima sapiente e tendente al bene. Degli uomini, alcuni sono “primizie”(3), cioè già nella vita terrena maturano e rinascono divini grazie all’acquisizione della sapienza, ma i più percorrono la strada lunga e tortuosa degli errori e dello smarrimento nelle forme animalesche o bestiali di cui parlammo nei precedenti studi. Se davvero sei un cercatore della verità, caro Lettore, se sei onesto concettualmente e non hai attaccamenti che la religione, la falsa via verso il divino, possa soddisfare, se non c’è in Te accidia mentale e durezza di cuore, se già cercavi un modo per rispondere a una domanda ben formulata, quella domanda che non può non presentarsi alla mente di un uomo onesto, amante della verità, capace di non auto-ingannarsi con consolazioni illusorie, e cioè: perché Cristo ha fallito? perché dopo la sua promessa di salvezza l’uomo è caduto ancora più nel male?... ecco, se ti sei posto questa domanda nel modo giusto e con la giusta onestà mentale, meriti ora di trovare la risposta. Se no, non vorrai accettare quanto sto per dirTi; ma non importa. Rimani pure nel novero degli uomini smarriti, obnubilati, stolti e malvagi: ci sarà qualcuno che, con mani sicuramente più ruvide delle mie, ti risolleverà dal fango e ti obbligherà con i suoi metodi peculiari, a ritrovare la via verso il mondo del vero e del bene.

 

§2.

Riguardo ai risultati del Cristianesimo, le persone migliori, in genere, hanno capito che il Cattolicesimo è il completo travisamento della vera dottrina del Cristo, e che gli apparati ecclesiastici con la loro liturgia e tutto il resto non erano affatto nelle intenzioni del fondatore della loro religione. L’idea è che le sue vere dottrine e le sue vere intenzioni siano andate perdute perché affidate a qualche ramo della tradizione divenuto poi minoritario, fino a scomparire o, magari, a conservarsi in qualche luogo segreto della storia (il che ha dato la stura a molte fantasie), mentre nel mondo trionfava il Cristianesimo di Pietro e di Paolo, cioè quello sbagliato. E le persone che pensano così presumono che tutto ciò sia accaduto non per responsabilità di Cristo, ma per colpe umane. Ma dunque Cristo, e con lui il Padre, sarebbe stato sventato e disattento? avrebbe commesso un’ingenuità, affidando le sue dottrine a chi non sarebbe stato capace di amarle e di salvaguardarle, illudendosi di aver portato così nel mondo la salvezza, mentre ha scatenato, suo malgrado, le forze del male? Infatti non è sceso allora il regno di Dio sulla terra, come pretendevano clero e imperatori romani, ma siamo invece entrati nel Medio Evo, cioè in un’età di superstizione e barbarie. E, dopo, il mondo è andato solo peggiorando, fino allo scatenarsi della globale ferocia del secolo scorso. Altro che regno di Dio sulla terra! E’ stato solo sangue e violenza, odio e ingiustizia, prepotenza e meschinità, il regno delle tenebre... Ma dunque Gesù sarebbe stato tanto mite e buono quanto ingenuo e incapace?

 

§3.

I più protervi aderiscono ancora, dopo tanti secoli e tante nefandezze, all’ideologia di Costantino e di Teodosio, di Eusebio di Cesarea e di Ambrogio, di Agostino e di Orosio e di tutti quei vescovi romani, che rovesciando la realtà, hanno creato, dopo il 325 (Concilio di Nicea) Santa romana Chiesa, sostenendo che la Provvidenza divina (chi abbia letto attentamente il testo di La Natura deve ben aver capito chi guida realmente la provvidenza, qui nella storia umana) aveva portato Roma a capo del mondo e al centro del suo gigantesco impero solo allo scopo di convertirsi poi al Cristianesimo e portare quest’ultimo alla vittoria nel mondo(4). Eppure erano stati chiaramente avvisati che Cristo non voleva un regno in questo mondo, ma nel mondo dello spirito; egli aveva detto chiaro che il vero cristiano è colui che vince il mondo, e non nel mondo(5). La vera vittoria, chi mi ha seguito sin qui attraverso gli studi contenuti nel presente sito lo può capire, è quella dell’anima che eliminando da sé gli errori concettuali sull’essere e dunque sul bene, che derivano dall’identificazione col corpo aggregato, sradica da sé i vizi, cioè le tendenze verso i falsi beni che la inducono a commettere colpe, che chiamiamo anche attaccamento agli idoli, ripristinando così, mediante la retta visione dell’essere ed il conseguente recupero della retta idea di bene, l’amore e la forma eletta, che è appunto l’insieme delle idee rette e delle disposizioni virtuose che ne derivano e che la rendono buona. Per questo non occorre un culto, né un’istituzione che lo promuova, né, tanto meno, era necessario che il Cristianesimo si trasformasse in un sistema di potere e, associato prima all’impero e poi metamorfosato in potere politico esso stesso (dal 728, con la “donazione di Sutri”), divenisse coercitivo; non occorreva proprio far sì che il nome di Cristo venisse invocato e idolatrato come quello di una qualsiasi divinità pagana, dopo averne storpiato l’immagine. Lui, che è maestro di verità, e avrebbe voluto condividere con tutti la sua scienza, nei modi opportuni ed efficaci, a tempo debito e non inculcando assurdamente dogmi irrazionali, formule inefficaci e norme errate con la violenza e l’oppressione, di tutto questo fastoso apparato ecclesiastico e della vittoria di una religione che porta il suo nome nel mondo non sa che farsene. Che ce ne facciamo di questa vittoria nel mondo? avevamo chiesto onori? gloria? adulazione? un culto? un clero satollo di onori e benefici? cattedrali e monumenti? Ma no. Egli aveva solo chiesto di guarire le anime sradicando nel loro interno il male, che è ignoranza e stoltezza, di curarle con amore, perché rinsavissero e trovassero il bene, la verità. “Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi (Gv. 8,31)” disse; ma codesti finti pastori non l’hanno capito: Agostino ha portato Pelagio alla scomunica (la controversia è iniziata nel 411, la condanna è del 417), perché diceva che l’anima è autonoma e può trovare da sé la rettificazione, se si impegna col suo lavoro personale a distinguere il bene dal male. E sì che Agostino era un filosofo platonico. Ma nella sua anima pesava più l’attaccamento al suo ruolo prestigioso di vescovo che l’amore per la salvezza delle anime: se l’anima è autonoma e basta la retta filosofia a purificarla, che ne è del ruolo della Chiesa? No: per poter ricevere onori nelle piazze e ammirazione sui pulpiti, Agostino e tutti gli altri vescovi devono dire all’anima: tu sei incapace, hai bisogno dei nostri riti e dei nostri sacramenti, o sei persa. Vi è stato chiesto, o stolti sedicenti pastori,  di curare e istruire le anime; avete preferito dominarle e plagiarle. Avete voluto il successo terreno, il sostegno del potere politico, e dunque avete trasformato la nostra dottrina in una religione dogmatica e irrazionale, intollerante, oscurantista, che insegna agli uomini il falso e li priva della capacità e della volontà di trovare la luce, una religione che li rende inetti ma presuntuosi, illusi d’esser virtuosi quando seguono i vostri precetti assurdi e le vostre norme sbagliate. L’anima da voi è devastata. In una parola, siete diventati lo strumento di Satana, il suo zimbello.

 

§4.

Ma dunque Cristo si è lasciato sfuggire di mano la sua chiesa? Forse egli non era niente di più che un giovane illuso ed esaltato. In genere i laici e i materialisti pensano così: vedono Gesù come un giovane pensatore, ribelle all’Impero romano, nato in seno al Giudaismo, e notevole per la sua forza morale, capace di intavolare temi assai progressivi, coi quali essi simpatizzano, anche. In effetti, molti laici e materialisti trovano condivisibili, ancora oggi, numerosi principi evangelici e i più attenti notano straordinarie e interessanti consonanze tra la loro morale e quella dell’Evangelo, sottolineando giustamente come quest’ultima sia incompatibile con quella promossa dalla Chiesa. In effetti, la percezione che di Gesù hanno i laici è più vicina alla realtà di quella dei Cattolici, con la loro assurda “seconda persona della S.S. Trinità”. Cristo è una coscienza eletta e, quando è incarnato, è un uomo come gli altri; non ha misteriosi poteri magici, il suo unico potere è il logos, cioè il pensiero logico-razionale. Dunque i laici non hanno tutti i torti, solo non vanno più in là, spinti da scarso amore e da quei fiochi lumi del razionalismo che, essendosi incagliato nella negazione del mondo spirituale e della realtà del pensiero e della coscienza, e cioè del vero essere,  fanno più fumo che luce. Per costoro, è evidente che Gesù era un esaltato che ha sbagliato i tempi e i modi della sua predicazione e non ha potuto prevedere come sarebbe andata a finire.

 

§5.

Ma il vero fedele (il Lettore si ricorderà che in fondo alla lunga riflessione di La Natura avevamo operato la correzione del concetto di “fede” e di “fedele”) si sarà chiesto: se lo spirito di Cristo è un essere divino, se davvero “il Padre” è con lui e lo accompagna nella sua impresa, se davvero egli porterà l’uomo alla salvezza nella vita eterna come promesso, dov’è ora questa salvezza? Perché ha lasciato tutto nelle mani di una Chiesa spiriticida e violenta? Perché lascia fare questo clero ottuso, insipiente, privo di amore e rapace? Perché tollera questo tiranno agghindato da faraone, che si fa chiamare “papa” e si spaccia per suo vicario, quando di Cristo costui è capace solo di fare un scimmiottamento satanico? Cristo che fa? dov’è? Qualcuno avrà già cominciato a darsi una risposta, rammentando che uno dei contenuti dell’annunzio originario più presto affossati dalla Chiesa romana era la promessa del suo ritorno. Nella professione di fede più antica che ci è pervenuta, il c.d. Vecchio Simbolo Romano citato da Ambrogio e da Agostino, e nella quale vengono esposte le realtà in cui un cristiano è tenuto a credere, l’ordine degli avvenimenti è il seguente: la crocifissione, la sepoltura, la resurrezione dai morti e l’ascesa ai cieli; e poi il suo ritorno con il conseguente giudizio. E solo dopo il ritorno e il giudizio viene menzionata la redenzione, cioè la guarigione e la rinascita dell’anima e solo dopo la redenzione, la Chiesa(6). Invece, all’epoca dei quattro grandi Concili da cui è nata Santa Romana Chiesa (IV-V secolo), tale ordine deve essere stato brutalmente rovesciato(7), perché nelle professioni di fede del IV e V secolo (cfr. per esempio il De fide catholica di Severino Boezio) troviamo collocata prima la redenzione, come se essa fosse già avvenuta, insieme con l’istituzione della Chiesa che ne sarebbe il veicolo, e poi in un futuro lontano la fine delle cose corruttibili, la risurrezione dei corpi e il giudizio. Si cominciò a omettere di menzionare il ritorno del Cristo. Questa è una falsificazione e una truffa: viene fatto credere ai cristiani di essere già stati redenti, e si offre una dottrina della redenzione che è aristotelica e non cristiana (alludo al dogma di Ireneo di Lione) dove, mancando completamente la scienza dell’anima, se ne ignora l’autonomia, si ignora completamente la sua realtà di essere di pensiero (Ireneo pensa a una redenzione operata sulla carne, non sull’anima!), che rettificando le idee dentro sé stessa si può da sé condurre alla forma retta. Aristotelicamente e non cristianamente Ireneo e quelli che lo seguono pensano a un’anima che si eredita per via biologica, che coincide con la forma del corpo, omettendo di distinguere la forma spirituale da quella corporea. Essa sarebbe dunque soggetta al medesimo meccanicismo che imprime, al di fuori della nostra volontà, la forma biologica nel corpo; una forza extra-umana, dunque, secondo questa mente oscura che si spaccia per Padre della Chiesa, determinerebbe l’anima dall’esterno a essere quello che è, giusta o ingiusta, eletta o dannata. Secondo questa visuale, la forma dell’uomo sarebbe stata come tarata (perse la somiglianza con Dio) dal peccato di Adamo, sicché i discendenti di Adamo erediterebbero, per via di sangue, la sua stessa tara, il “peccato originale”, come se la stoltezza e la malvagità fossero una tara fisica. La redenzione del Cristo consisterebbe, secondo costoro, nell’aver assunto la carne umana per rigenerare in essa la forma con il suo misterioso potere (lo spirito di Dio) e poi, novello Adamo, cioè nuovo capostipite, lasciarla in eredità agli uomini. Ma qui le cose si fanno fumose, perché Ireneo non può dire che la forma viene poi lasciata in eredità nel senso biologico, visto oltre tutto che Cristo non ha avuto figli e non ha creato una linea di discendenza! Per Ireneo, gli uomini possono, mediante l’obbedienza, essere in comunione con lo spirito di Dio, la misteriosa forza del Cristo che misteriosamente e invisibilmente rigenera la forma umana originaria nella loro carne, e ci vorrà poco perché per obbedienza si intenda sottomissione alla Chiesa e pratica di riti e sacramenti dei quali solo la Chiesa di Roma ha il monopolio, sicché la salvezza non si trovi in nessun altro luogo che in essa. Tale è la redenzione che offre il Cattolicesimo ai suoi fedeli, mezza aristotelica, cioè meccanicistica, e mezzo magico-rituale, cioè superstiziosa e idolatrica. E i suoi fedeli nemmeno sanno chiaramente a che cosa aderiscono, perché per lo più non saprebbero esporre compiutamente il loro dogma, che giustifica l’uso dei loro sacramenti, né ne ricordano l’origine storica(8).

 

§6.

Eppure era stato detto loro chiaramente che prima doveva venire un’epoca di smarrimento, un’ora di tentazione e di tenebra, dove gli uomini sarebbero stati messi alla prova, vagliati come grano. Ed era stato detto loro chiaramente che ciò che Cristo stava facendo era skàndalon(9). Ora, la parola greca skàndalon nella lingua di allora significava: “trappola munita di esca”. A questo punto, il cercatore della verità sincero e dalla mente aperta ha tutti gli elementi indispensabili per trarre la conclusione riguardo al quesito sul perché del fallimento del Cristo. No, Cristo non ha fallito, ma ha ottenuto esattamente ciò che voleva, e cioè attirare le anime indegne in una trappola. Infatti, non esiste un Dio buono che salva gli uomini per magia, con riti e forze misteriose, se questi lo adulano a sufficienza tributandogli un culto; la salvezza è un effetto che si ottiene mettendo in atto la causa opportuna e non una grazia che un sovrano onnipotente ti fa cascare in capo arbitrariamente tanto per dimostrare d’esser superiore a tutti. Né esiste un demonio cattivaccio con corna e zoccolo fesso che, emanando effluvi di zolfo, cerca di sviare l’uomo verso i “peccati” per perderlo eternamente. Queste sono superstizioni da Medio Evo. Esiste l’essere che è pensiero e coscienza, e conoscenza di sé, e l’essere divino è l’insieme di tutte le coscienze elette, quelle cioè che avendo retta conoscenza dell’essere e del bene rappresentano in sé l’essere in maniera adeguata, luminosa; esistono le coscienze offuscate dagli errori concettuali originati dalla dimenticanza della retta idea di essere, che deriva dall’identificazione col corpo aggregato. L’essere stesso, l’Assemblea, cioè Dio stesso, ha creato questa “zona dell’esperienza del male”, il campo delle prove dove l’anima sperimenta su di sé la malattia, cioè ignoranza e stoltezza, che generano lo spegnimento dell’amore, l’egoismo, e poi malvagità e ingiustizia. Come ho già detto, infatti, il male è male, ma la conoscenza del male è un bene; e non basta per conoscere il male vederne la definizione nell’intelletto: “carenza di bene, cioè di verità”. Bisogna viverlo per conoscerlo davvero, poiché la coscienza non è solo intelletto eterno rivolto verso le idee, è anche sensazione temporale. Perché l’anima scarti il male e se ne liberi volontariamente deve conoscerlo, averne sperimentato le conseguenze, il Lettore si rammenti di quanto da noi detto in fondo allo studio sulla Natura.

 

§7.

Non esistono un Dio buono e un diavolo cattivo; esiste l’Assemblea, l’essere con le sue coscienze: gli dèi. La somma delle coscienze, che siamo noi, è Dio; e di più, perché il principio è potenzialità infinita. Ora: Dio, l’Assemblea, svolge anche la funzione satanica. Non si tratta di un diavolo ribelle con i suoi angeli neri, come si è inventato Sant’Agostino con malaugurate inferenze fondate malamente su pochi e ambigui passi delle Scritture. Si tratta di uno dei “figli di Dio”, cioè di una delle coscienze elette(10) che, mite e docile, si è inginocchiato e ha piegato il capo, e ha detto: Naì, Pater mou, sì, Padre mio; tu sai quanto è penoso questo calice colmo di vino e di ubriachezza, che sto per somministrare agli uomini perché siano sviati e si perdano lontano dalla verità e dalla rettitudine. Tu sai quanto mi costa vederli tutti cadere nella mia trappola, dimostrando così di essere inetti al bene e incapaci di ritrovare la verità, ma sia fatto come l’Assemblea ha deciso. Sarà lungo e doloroso vederli cadere nell’addormentamento spirituale, sarà angoscioso aspettare il trascorrere delle epoche per arrivare, finalmente, al punto della condanna, a quell’epoca della storia, cioè, dove il Cristianesimo, fatto guasto dall’insipienza umana, sarà giudicato colpevole e affossato. Ma finalmente verrà “Giuda”, l’epoca del razionalismo, e lo consegnerà nelle mani dei “peccatori”, cioè degli atei e dei materialisti che lo condanneranno a morte. Tu sai quanto sarà la mia sofferenza vedendo il mio nome trascinato nel fango da un clero inetto e rapace che se ne è impadronito e lo monopolizza deformandolo in una caricatura satanica. Tu sai quanto soffrirò, ma sia messa in atto la tua decisione, Assemblea, Padre(11), perché io so che senza questa penosa esperienza storica l’uomo non sarebbe redento. E’ questo il senso dei passi Mc. 14,32-42; Mt. 26, 36-46; Lc. 22,39-46. Infatti, la vera redenzione deve passare per la fase di acutizzazione della malattia, per attuarsi.

 

§8.

Questo può capirlo chi abbia complete cognizioni di scienza dell’anima: riprendiamo l’argomento, con un po’ di pazienza: repetita juvant. Abbiamo detto che l’anima la quale, avendo perso la retta idea di essere, non conosce più sé stessa, non conosce più il proprio vero valore, che è infinito, e non conosce più il valore delle altre coscienze, che, parimenti, è infinito, perché la somma delle coscienze è l’essere, ed essere è bene, ed è il bene che ha valore. Chi sappia che l’essere è la somma delle sue coscienze e che l’essere è il bene, poiché diamo valore a ciò che è bene, sa che ogni coscienza ha l’infinito valore dell’essere, sente ogni coscienza come bene e perciò la ama. Ma chi ignora l’essere e ha in sé, dunque, false concezioni sull’essere e sul bene, non può amare sé stesso e le altre anime, né darsi valore insieme a tutte le altre anime, e già dicemmo che tale lacuna nel valore che l’anima si dà ingenera sofferenza, perché chi si sente svalutato soffre. L’anima ammalata dalla condizione umana cerca un rimedio a tale sofferenza, ma non lo sa trovare finché non ritrova la retta ontologia, la verità sull’essere; ne trova molti, però, di illusori e inefficaci e che anzi l’ammalano ancora di più. Si ricorderà che già lo dicemmo: l’anima che ha perso il suo valore legittimo tende a darsene uno illegittimo, fallimentare, sicché ella è spinta sempre di più da quella smania di ingigantire il proprio ego che è malattia a grado sempre più approfondito; e per arrogarsi sempre più valore tende anche a diminuire o negare quello degli altri, fino a esaltarsi dell’umiliazione o del danno inflitto al prossimo, addirittura, a volte, della sua distruzione. L’anima nella condizione umana aliena il proprio valore, cioè lo cerca in qualcosa di esterno a sé invece che in sé stessa e cova così in sé un groviglio di tendenze maligne, quelle verso i “punti di alienazione del valore” che sono i mezzi con cui ella cerca illusoriamente di recuperare il valore che le manca, e che abbiamo anche chiamato “idoli”, così come chiamiamo “attaccamenti” le tenaci tendenze a desiderare ciò che l’anima sente come mezzi per ingigantire il proprio valore indebitamente. Se l’anima sente come bene ingigantire a dismisura il proprio valore, cosa a cui è spinta dalla sensazione di svalutazione che l’ha colpita nella forma umana, desidera come fossero beni tutti quei mezzi che le danno agio di soddisfare tale smania di ingigantirsi, cioè i mali. Ma non voglio dilungarmi oltre, perché questa materia è già stata trattata abbondantemente ne La cura dell’anima e anche ne Il fondamento dell’etica, dove abbiamo recuperato, tra l’altro, la nozione retta di vizio e virtù, strappandola dalle mani dei Cattolici che ne avevano fatto un guazzabuglio. Abbiamo rammentato qui i fondamenti della nostra scienza dell’anima, perché da essi possiamo partire per spiegare l’opera di redenzione, che è guarigione dell’anima dal suo male. L’anima umana, che cerca di ingigantirsi con la menzogna, dandosi un valore falso, cioè fondato su un “punto di alienazione”, su qualcosa che è esterno a lei e non nel suo essere, teme la verità e non l’accetta, poiché crede che ingigantire il proprio ego con la menzogna e trarne soddisfazioni illusorie sia il suo bene. Dalla verità ella invece si aspetta solo umiliazione e dunque la odia. Ma poiché l’anima è pensiero che si dà la forma autonomamente, se non vuole accettare le idee rette, né confutare gli errori concettuali che le eclissano, niente potrà guarirla. Non esistono poteri miracolosi che agiscono misteriosamente santificando l’anima per grazia divina. Esiste il pensiero, che è l’anima: se l’anima non vuole pensare le idee rette e correggere così le proprie tendenze(12), dato che pensiero e volontà di pensiero sono la stessa cosa, niente potrà modificare i suoi contenuti, niente potrà portarla dalla forma animalesca o bestiale a quella eletta(13), non spruzzate di acqua santa o formule o preghiere e nemmeno il misterioso potere di un “sacrificio cruento” in cui, secondo una mentalità superstiziosa e idolatrica, il Cristo avrebbe immolato sé stesso lasciando poi tale potere in eredità al clero romano, detentore dei sacramenti, il quale potere, come si asserì da Sant’Agostino in poi, agirebbe “oggettivamente”, a prescindere dallo stato dell’officiante(14), cioè il sacramento funzionerebbe meccanicisticamente, sia degno oppure no chi l’impartisce. No: Cristo non è venuto a darvi i poteri magici, falsi preti, sicché possiate accidiosamente conservare tutti i vostri vizi e ciò nondimeno dirvi sacerdoti ugualmente, e godervi riverenza, onori e privilegi. Il sacrificio di Cristo è ben altro, spero lo si sia capito. Lui è l’unico vero sacerdote.

 

§9.

La storia si divide in tre parti, non in due, come si crede ora. La prima è il Mondo Antico, fino al 33 d.C. (3 aprile, il giorno della crocifissione del corpo fisico di Gesù, una crudele esecuzione capitale, non un sacrificio magico). Tra il XXIV secolo a.C.(15) e tale data, l’uomo europeo ha sperimentato vari sistemi di idee terreni, portati dalle varie fasi delle varie civiltà, fino ad arrivare all’esperienza greco-romana. In quest’ultimo ambito è nata la riflessione razionale e la filosofia; tra le filosofie errate si è affacciata la verità, nella tradizione eleatico-platonica, di cui anche il Gesù storico faceva parte, ed è proprio mediante essa che egli ha recuperato la sua forma eletta. Si sono impressi nell’anima umana, cioè, nell’ Evo Antico, varie forme spirituali: quelle portate dalle culture comuni, pre-filosofiche, intrise di concezioni magico-religiose; e quelle filosofiche derivate dalle varie scuole. Ogni anima sceglie come essere e che cosa pensare, ma subisce le gigantesche pressioni della tradizione comune, e disarmata dall’ignoranza di sé come essere autonomo (il Lettore ricorderà che ne abbiamo già parlato nelle precedenti opere) viene convinta ad accettare idee errate. E’ l’epoca preparatoria, dove le anime sono in fase involutiva e la malattia tende ad approfondirsi sempre di più(16). Poi arriva la fase acuta: alcune, poche anime si sono messe in salvo nella corrente platonica; la maggior parte è caduta nei tranelli di Satana, la morale comune delle religioni pubbliche e, in alternativa, le false immagini di iniziazione offerte dalle religioni misteriche. Spero che il Lettore ricorderà la nostra analisi della religione e delle sue funzioni contenuta nello scritto principale sulla Natura. La mentalità romana, all’epoca di Cristo è intrisa di superstizione e il modello di società portato dall’impero romano legittima l’avidità, l’ambizione, la violenza, l’oppressione... I filosofi sono stati negligenti, e in luogo della verità platonica si è diffuso di preferenza l’aristotelismo ed altre correnti inconcludenti; si è affermato anche il materialismo, con Epicuro. La cultura è privilegio di un’élite sociale, monopolio dei ceti più elevati che ne deprivano il popolo per farne insegna di stato, usandola quindi in modo frivolo. Insomma, l’ingiustizia la fa da padrona e la negligenza, in campo spirituale, è dilagante. L’uomo romano ha l’anima ormai devastata dai punti di alienazione: il valore di un uomo dipende dal posto che occupa in un complicato sistema di ranghi, che è l’espressione parossistica del principio di disuguaglianza sociale. A questo punto Cristo apre l’epoca di mezzo, la seconda parte della storia, che ha lo scopo di acutizzare le malattie per renderle evidenti, di dar agio ai malvagi di esprimere la loro malvagità perché si rendano visibili le conseguenze mostruose derivanti dalla forma spirituale errata: è l’epoca delle tentazioni. Agli stolti viene data la possibilità di ingigantire la loro stoltezza, viene seminato un messaggio ambiguo, incompleto, enigmatico: Satana è specialista in questo, dire una cosa tanto ambiguamente da fartene capire un’altra(17); e chi ci casca, peggio per lui.

 

§10.

Rendere evidente il male ingigantendolo ha una precisa funzione: l’anima ne prende coscienza. Poiché, secondo il principio della nostra scienza dell’anima testé enunciato (supra, §8), l’anima non è disposta a rettificare le proprie idee e dunque le tendenze che dalle idee rampollano se non vuole farlo, bisogna convincerla a volerlo fare. Bisogna dimostrarle quanto è obbrobriosa la sua malattia, quanto assurdamente deleteria la sua forma. E’ come dare a un ammalato la diagnosi della sua malattia: essa va dimostrata con esami e analisi di laboratorio perché il malato, convinto finalmente di essere tale, si affretti a curarsi. Questa è la funzione delle “tentazioni”: esse sono occasioni che vengono date all’anima perché esprima le sue tendenze maligne, occasioni di compiere il male, e anche stimoli verso di esso. La seconda epoca, l’epoca del Cristianesimo storico, è l’ora della tentazione(18), dove in nome di Cristo si legittima ogni sopruso e ogni mostruosità, e ogni menzogna. In nome della volontà divina viene legittimata ogni pretesa illegittima e il Cristianesimo viene di volta in volta fatto coincidere con l’ideologia che sostiene il potere politico corrente; il clero diventa un ceto privilegiato, satollo di onori e benefici, che gode di immunità e impunità, associato ai nobili e ai ricchi nel deprivare il povero e gravare sulle spalle degli oppressi con decime e diritti signorili, fedele al monarchia “per diritto divino”, che con la sua insipienza scialacqua risorse in fasto di corte e guerre disastrose. Ad ogni bivio della storia questi insipienti cattolici romani imboccano la svolta sbagliata, appoggiano l’ingiustizia dei potenti, omettono di riconoscere il bene e cercano di tenere succubi e ignare le masse dei fedeli, relegandole nell’oscurità e nella superstizione; si oppongono ad ogni progresso, agendo come forza involutiva, retriva, con detrimento grande per la cultura umana. La storia dell’Evo di Mezzo, cioè di quei periodi che nella terminologia corrente sono chiamati Medio Evo ed Età Moderna, è un unico campo coperto di sangue e di cadaveri, fino al XX secolo, e oltre. Il Cristianesimo ha prodotto follia.

 

§11.

Non qui, l’ho già detto e lo ribadisco: non qui, ma altrove e a tempo debito l’anima degli incolpati dal Cristianesimo si guarderà allo specchio e allora, vedendosi mostruosa, inorridirà di sé e finalmente cercherà la medicina. Quando non potrà più mentire a sé stessa, nel mondo dove il vero essere è visibile immediatamente nello spazio e dove non ci si può coprire dietro a ipocrisie ed inganni, ogni anima vedrà quanto male ha commesso, quanta sofferenza ha causato, quale rimprovero merita dai giusti; proverà vergogna, e allora, finalmente, cercherà la guarigione e dovrà ben rendersi conto che la salute dell’anima altro non è che il possesso delle rette idee. Oggi i Cattolici sono convinti che non ci sia alcun nesso tra la bontà e l’inelligenza, tra sentimenti, desideri e rette idee, tra volontà e intelletto; ignorano completamente la causalità spirituale, non vogliono vedere come le tendenze verso i desideri e i sentimenti derivino dall’idea di bene che ha l’anima in sé, e come l’idea che abbiamo del bene dipenda da che cosa pensiamo essere l’essere. Non ammettono che perché l’anima possa avere una buona volontà ella debba vedere chiaramente che cos’è il bene. Ignorano totalmente dunque che per ridare all’anima la salute e cioè rettificare la sua forma spirituale, ossia l’insieme delle sue tendenze a desiderare e a provare sentimenti, occorre sradicare dall’anima i concetti errati e rivolgere il suo sguardo verso le rette idee, verso la retta nozione dell’essere; tanto è vero che da Ireneo di Lione in poi si è pensato che l’opera di redenzione del Cristo abbia agito non sull’anima, ma sulla carne, come se fosse la carne a desiderare e a provare sentimenti e dunque a essere malvagia e incline al “peccato”, e non l’anima! Essi aspettano la risurrezione della carne... Ma di questo parleremo in uno scritto monografico; per ora limitiamoci a prendere atto che la vera opera di redenzione è tutt’altro, e si attua con mezzi razionali, non con poteri “soprannaturali” e misteriosi, e che perciò essa va realizzata in due fasi, non in una sola. Ecco, dopo la fase delle tentazioni, e cioè dopo l’analisi medica, verrà la diagnosi e dopo la diagnosi, quando finalmente l’anima convinta della sua malattia la saprà accettare, la cura, e poi la guarigione. Questo nel vero mondo; ma nella storia possiamo sperare razionalmente che si aprirà il terzo evo, l’ultimo. E’ futuro, e dunque non gioco a fare l’indovino e se enuncio qui tale speranza è fondandomi su interpretazioni delle Scritture delle quali dovremo parlare a lungo in opere apposite. Per ora voglio solo terminare l’argomento facendo riferimento al fenomeno successivo, che, iniziato  tra il XVI e il XVII secolo, è divenuto la forza principale che sta portando alla sua fine l’Evo di Mezzo: il tentativo di sviluppare una conoscenza razionale e la nascita della scienza moderna, tentativo che, per ora, è inceppato nella visione materialista dell’essere perché in esso sono confluite quelle forze negative che possiamo genericamente etichettare come reazione ai guasti prodotti dal Cristianesimo storico: quell’ateismo che deriva dal disgusto e dall’odio per un Dio abominevole e assurdo quale quello foggiato dai Cattolici; quell’empirismo esagerato, scadente nel sensismo e nel meccanicismo, incline a rifiutare la retta ontologia per l’incapacità di distinguerla dalla superstiziosa visione cattolica del soprasensibile, e che dunque scambia per razionalità la negazione del vero essere, dello spirito; la psicoanalisi, che vorrebbe porsi come via d’uscita dalle devastazioni che nell’anima ha provocato la religione e invece non sa far altro che ingigantire quelle tendenze bestiali che il Cristianesimo, incapace di rettificarle, aveva solo a lungo represso, e portare l’anima a una forma altrettanto abominevole. Grazie alla scienza galileiana noi ricercatori della verità non incappiamo più nei rigori dell’Inquisizione; ma è ben vero che rischiamo di finire tra gli artigli dello psichiatra o dello psicoanalista di turno se non siamo cauti e non impariamo a difenderci. Ma, comunque, è grazie a tutti questi fenomeni che la Chiesa sta perdendo lentamente ma inesorabilmente la sua autorità, il che è utile per aprire la strada al ritorno del vero Cristianesimo, la vera scienza dell’essere e dell’anima, quella luce che può risvegliare le coscienze che sappiano amarla, quella dottrina razionale che può riportare alla forma eletta l’anima che sappia costruirla dentro di sé impegnandosi con tutte le forze. E’ per questo che io, Gregorio Agis, scrivo queste parole, per chi le stava aspettando, e per dire: egeiresthe agomen (svegliatevi, andiamo! Mt. 26,46). Andiamocene via dal mondo dei folli, da questa Babilonia terrena; ripariamoci nella verità e saremo noi a far iniziare il terzo evo, dentro di noi, con il tanto atteso ritorno.

 

Con amore, Agis.

(prima stesura, come VI libro di Introduzione alla Scienza sacra, terminata il 17 febbraio 2007;

seconda stesura terminata il 16 novembre 2007).


NOTE AL TESTO.

 

Nota 1: è per questo che nel Padre Nostro si trova la frase (ancora per poco, però, perché la Chiesa sta modificandone il testo per obliterarne il vero significato): “e non ci indurre in tentazione (Mt. 6,13=Lc. 11,4)”, rivolta al Padre, cioè all’Assemblea divina, perché non è un Satana diverso da Dio a svolgere l’opera satanica di cui, come il Lettore si ricorderà, abbiamo parlato nello scritto principale, La Natura, ma è l’intera Assemblea divina che se ne occupa. Non c’è scissione tra gli spiriti sapienti, il male è nell’uomo e in nessun altro essere: il diavolo non è brutto come lo si dipinge, dicemmo, finge solo di esserlo. Si rammenti anche il passo iniziale del Libro di Giobbe (1,6 segg.), dove Satana è in mezzo ai “figli di Dio”, cioè agli dèi, all’insieme delle coscienze elette, e dove è il Signore stesso che dà a Satana l’incarico di tentare Giobbe.

 

Nota 2: su questo argomento già abbiamo parlato ne Il fondamento della ricerca, e nello scritto principale La Natura, come il Lettore è tenuto a ricordare.

 

Nota 3: cfr. Ap. 14,4 e anche Ap. 20,5 (dove si parla di “prima resurrezione”).

 

Nota 4: in sede storica dovremo esaminare dettagliatamente questo processo che ha portato apparentemente Roma a cristianizzarsi, realmente a romanizzarsi il Cristianesimo, guastandosi del tutto. Infatti il Cristianesimo doveva essere la negazione di quei falsi valori terreni di cui Roma era portatrice, mentre, dopo che Roma si è impadronita di Cristo, ha iniziato a chiamare “morale cristiana” proprio quel sistema di valori che Cristo avrebbe voluto affossare, soltanto appena infarinati ipocritamente di cristianesimo. E, come già si è accennato in vari luoghi delle opere precedenti, la mentalità superstiziosa dei romani ha trasformato il Cristianesimo, che doveva essere scuola di sapienza e trasmettere una scienza logico-razionale, il vero logos, in un culto idolatrico e la sua dottrina in una congerie di dogmi irrazionali e assurdi, e per di più imposti coercitivamente. Insisto su questo, e spero che si capisca il perché.

 

Nota 5: “Il mio regno non è di questo mondo (Gv. 18,36)”; “io non sono del mondo (Gv. 17,14)”; “io ho vinto il mondo (Gv. 16,33)” e così via.

 

Nota 6: riporto qui per comodità del Lettore un’occorrenza del simbolo più antico, quale si trova nell’Explanatio symboli di Ambrogio: CREDO IN DEUM PATREM OMNIPOTENTEM,/ ET IN JESUM CHRISTUM, FILIUM EIUS UNICUM, DOMINUM NOSTRUM,/ QUI NATUS DE SPIRITU SANCTO EX MARIA VIRGINE,/ SUB PONTIO PILATO PASSUS, MORTUUS ET SEPULTUS, TERTIA DIE RESURREXIT A MORTUIS, ASCENDIT AD CAELOS, SEDET AD DEXTERAM PATRIS, UNDE VENTURUS EST JUDICARE VIVOS ET MORTUOS;/ ET IN SPIRITUM SANCTUM, SANCTAM ECCLESIAM, REMISSIONEM PECCATORUM, CARNIS RESURRECTIONEM. Come si vede, appare prima il ritorno di Cristo, il giudizio, la santificazione dello spirito, e solo dopo questi avvenimenti la manifestazione della chiesa veramente santa (l’Assemblea delle anime elette e non una Chiesa terrena), la guarigione dell’anima dalle tendenze viziose (si noti che la parole “remissione” si riferisce alla guarigione dai sintomi di una malattia, non alla cancellazione delle colpe per un’amnistia generale) e la resurrezione del corpo spirituale (ovviamente, non è il corpo aggregato, quello terreno, che risorge, perché, anzi, esso è proprio la tomba dove dorme, sepolto, il vero corpo che è un atto di pensiero e che dal corpo di terra deve uscire risvegliato). Invece nell’ultima parte del simbolo niceno-costantinopolitano (codificato in funzione antiariana fra il 325 e il 381,  e che è alla base dell’attuale credo calcedoniano) si recita: ...ET UNAM SANCTAM CATHOLICAM ET APOSTOLICAM ECCLESIAM. CONFITEOR UNUM BAPTISMA IN REMISSIONEM PECCATORUM. ET EXPECTO RESURRECTIONEM MORTUORUM, ET VITAM VENTURI SAECULI. Questa aggiunta, della Chiesa cattolica e del battesimo, è in contrasto con i versetti precedenti dello stesso testo, dove, anche se ampliato e infarcito di aggiunte spurie dovute all’elaborazione dogmatica antiariana, veniva riportato il vecchio simbolo. Ora, nell’ultimo versetto, la Chiesa cattolica si insinua con i suoi riti come portatrice della “remissione dei peccati” intesa ormai nel modo storpiato, come un colpo di spugna e non come guarigione dell’anima, e si colloca, con la sua falsa redenzione, prima del ritorno di Cristo e del suo giudizio, quello, invece, che veramente farà risvegliare le anime morte nell’ignoranza. Inoltre, come si può notare leggendo una confessione di fede dell’inizio del VI secolo, il De fide catholica di Severino Boezio, il credente era tenuto a dichiarare i fatti nel seguente modo (§§68-71): OCCIDITUR ERGO CHRISTUS... RESURGIT A MORTUIS... DAT ERGO FORMAM DISCIPULIS SUIS BAPTIZANDI...; segue nel testo l’asserzione dell’incapacità dell’uomo di ritrovare la salvezza (intesa oramai in maniera del tutto irrazionale) persa dal progenitore Adamo, sicché Cristo avrebbe istituito come medicina i sacramenti; per questo, per donare all’uomo la salvezza per mezzo dei sacramenti ISTITUUNTUR ECCLESIAE, si istituiscono le chiese destinate poi a diventare Santa romana Chiesa, un corpo solo che occupi tutto il mondo. Viene spiegato anche che bisogna distinguere ciò che il genere umano si merita, la dannazione, da ciò che riceve, la salvezza, PER GRATIAE DONUM, in dono dalla grazia, cioè per mezzo dei sacramenti di cui ha il monopolio la Chiesa di Roma (questa assurdità è un’incrostazione che proviene da Agostino, è il risultato della sua controversia con Pelagio, come detto supra, §3). Dopo, si nomina l’ascesa al cielo di Cristo e la resurrezione dei corpi: manca completamente la menzione del ritorno di Cristo e del giudizio, che invece nel simbolo più antico, come abbiamo fatto notare, precedeva la menzione della Chiesa, la remissione dei peccati e la resurrezione. Insomma, Roma spacciandosi per Chiesa di Cristo ne ha usurpato le funzioni, scavalcando disinvoltamente le fasi preliminari dell’opera di redenzione e pretendendo di essere già arrivata alla meta, offrendo così ai suoi incauti fedeli una falsa redenzione troppo anticipata e creando in loro l’illusione di una troppo facile salvezza.

 

Nota 7: anche da 1Cor. 15,23 si può osservare che l’ordine dei fatti nell’annunzio originario era diverso. Dice il testo: “...la primizia, Cristo, poi quelli del Cristo alla sua venuta, e poi alla fine, quando egli consegnerà il regno a Dio...”. Il regno, quello vero, si realizzerà solo dopo il suo ritorno, se vogliamo fidarci della sua promessa; prima c’è solo il regno di Satana: archèn kaì pasan exousian kaì dynamin (1Cor. 15,24), cioè principati, potestà e potenze, espressione paolina che designa, appunto, le forze che agiscono nel mondo terreno in funzione satanica, quelle che noi abbiamo chiamato “Natura”.

 

Nota 8: un’esposizione del dogma di Ireneo di Lione (vescovo a partire dal 177) si può trovare in A.Harnack, Storia del dogma, Cultura Moderna, Mendrisio 1912, vol. II, pagg.  272-278, e anche in M.Werner, Le origini del dogma cristiano, Rubbettino 1997, tomo I, pagg. 228-231. Il testo di Ireneo, anche se solo nella traduzione italiana, senza il latino, è stato recentemente ripubblicato in: Ireneo di Lione, Contro le eresie e gli altri scritti, a cura di Enzo Bellini e Giorgio Maschio, Jaka Book 20032. Dovremo dedicare uno studio monografico al dogma di Ireneo, per due motivi: il primo è mostrare un caso concreto di come e per quali ragioni storicamente il vero insegnamento di Cristo sia stato deformato e completamente frainteso, fino ad andare distrutto completamente, sostituito da una congerie di assurdità; il secondo è che in mezzo a questa congerie di assurdità ancora è possibile recuperare qualche lontana eco della vera dottrina. Potremo così dimostrare che, laddove emerge il messaggio originario, seppur ridotto a eco lontana e distorta del vero pensiero di Gesù, esso coincide con la nostra scienza dell’essere e dell’anima.

 

Nota 9: rimando il Lettore alla nota 18 della mia preghiera Sull’eutanasia, contenuta nel Secondo complemento allo studio sulla Natura che sarà riportato qui di seguito, dove si possono trovare i passi del Vangelo relativi a questo argomento.

 

Nota 10: è, verosimilmente, il primo essere umano che ha rettificato in sé la propria coscienza recuperando, con la sconfitta delle forze patogene che provengono dal mondo, cioè confutando gli errori concettuali sull’essere e sul bene che derivano dall’identificazione col corpo aggregato, la sua forma eletta. Infatti anche dal passo della Prima lettera ai Corinzi testé citato (vedi supra, nota 7 al presente testo) si può ricavare che egli si presentava come una “primizia”; dunque non è un essere soprannaturale, è un uomo sapiente ed amoroso, e non è “la seconda persona della S.S. Trinità”, come assurdamente dicono i Cattolici, che hanno scelto di adorare l’immagine contraffatta invece di rispettare il vero maestro, cioè, nel simbolo profetico, salvare Barabba e crocifiggere Gesù: è un uomo, ma un uomo mite e giusto e la sua anima perciò è divina, come sarebbe quella di tutti gli altri uomini, se solo lo avessero ascoltato come maestro di dottrine filosofiche, invece che tributargli un culto idolatrico come essere soprannaturale e misterioso. Si noti altresì che la sua non è ubbidienza cieca: se accetta le disposizioni dell’Assemblea è perché ha capito razionalmente la funzione dell’opera che gli è stato chiesto di compiere, e l’ha approvata, si è fatto emissario di Satana (nel nostro senso del termine, ovviamente) a ragion veduta. L’Assemblea non è un tiranno e non vuole l’ubbidienza cieca di un suddito, ma l’adesione razionale del cittadino. Tanto è vero che Cristo è “re”, cioè ha la sovranità insieme con tutta l’Assemblea, e se si fa servo è perché si mette al servizio non di Dio, ma dell’uomo, come ogni vero politico dovrebbe fare, essendo il vero ruolo politico quello di chi amministra per il bene dei più deboli, non quello di chi comanda, esercita un potere, e vuol essere al di sopra degli altri, come nel mondo umano.

 

Nota 11: si ricordi che il Padre non è una persona, ma il “principio maschile” dell’essere, cioè l’intelletto con l’insieme delle idee eterne, che sono le rappresentazioni rette che l’essere ha di sé; è il principio che deve fecondare la coscienza (“principio femminile”) perché essa produca il mondo visibile, quello vero, il mondo dei corpi di pensiero. L’Assemblea o anche solo la gerarchia Elohim (Satana, nel nostro senso ridefinito) può essere chiamato Padre in quanto insieme di spiriti, il cui pensiero, rivolto alle idee, produce in sé un intelletto eterno e perfetto; o anche, e più semplicemente, perché conduce quel processo storico da cui nasceremo nuovi.

 

Nota 12: non sarà inutile, penso, ricordare qui la retta dottrina psicologica della dipendenza dei sentimenti e dei desideri (e dunque delle azioni, che seguono il desiderio quando esso si fa volontà) dalle idee. Infatti, nella cultura comune si trova la concezione errata che  sentimenti e ragione siano in antitesi e che chi più è razionale, meno ha sentimenti. Questo perché non si distinguono i sentimenti e i desideri razionali da quelli irrazionali, quelli cioè che derivano dalla retta conoscenza dell’idea di bene da quelli che derivano da concetti di bene errati, prodotti dall’identificazione col corpo aggregato e dal conseguente eclissarsi della retta idea di essere. Inoltre, spesso si chiama erroneamente “ragione” il calcolo dell’utile o del profitto (che è l’utile ingigantito a scopi di esaltazione) sicché si chiama “razionale” colui che soffoca tutti gli altri sentimenti in nome dell’avidità di guadagno (per esempio, si bollano come irrazionali le istanze ecologiche della salvaguardia del territorio di fronte alla pretesa razionalità dell’istanza di fare profitto); mentre gli scienziati razionalisti considerano irreali i contenuti della coscienza perché sono soggettivi (erroneamente, infatti, essi pensano che l’essere sia qualcosa di extramentale, eterogeneo al pensiero e perciò oggettivo) e dunque pensano che sia più razionale chi non prova sentimenti o desideri, spacciando il pensiero ottuso per oggettività. Noi, invece, studiando l’anima, e cioè il pensiero, come vero essere, consideriamo realtà tutti i contenuti del pensiero e chiamiamo sentimenti tutti i contenuti della coscienza che esprimono il valore delle cose: se sento piacere per una cosa vuol dire che le do valore di bene; se sento dispiacere per una cosa vuol dire che la ritengo un male. Egualmente si dica per i desideri: desiderare una cosa significa sentirla come bene, temerla significa considerarla un male. Sentimenti e desideri, dunque, dipendono dall’idea di bene, il che è come dire che desideri, sentimenti e volontà dipendono dall’intelletto, che è appunto la facoltà di vedere le idee. Consideriamo dunque tutti i sentimenti e i desideri come cose reali, ma alcuni sono razionali, e cioè quelli che l’anima prova quando ha in sé la retta idea di bene e dunque giudica razionalmente desiderabile o amabile una cosa, desidera o ama cioè quello che è un bene vero; altri invece sono irrazionali, quelli cioè che l’anima prova quando ha in sé concezioni errate del bene, che la inducono a desiderare come beni e ad amare cose che beni non sono affatto. Dunque si rappresenti l’anima in questo modo: come pensiero che ha in sé le idee; se le idee sono rette l’anima avrà disposizione a provare desideri e sentimenti razionali, altrimenti sarà colma di disposizioni irrazionali e cioè di vizi. Per avere in sé idee rette, l’anima deve avere chiara nozione dell’idea di essere, perché essa è l’assioma dal quale dipendono tutte le altre idee. In particolare, poiché consideriamo bene l’essere e ciò che fa essere l’essere e lo mantiene in vita, perché l’anima abbia in sé la retta idea di bene, deve avere in primo luogo l’idea di essere, la quale invece, come non ci stancheremo mai di ripetere, è eclissata quando ella è identificata con un corpo aggregato, che le fa credere che l’essere non sia pensiero ma materia extramentale. Per esempio, l’anima che abbia in sé l’idea di essere, potrà trovare quella di giustizia, come da noi definita ne Il fondamento dell’etica, e capire che la giustizia è un bene e dunque amarla. Dall’idea di giustizia, come da un seme, farà nascere un prezioso germoglio: la disposizione a provare un sentimento di sdegno di fronte a un’ingiustizia, mentre nel caso che questa idea manchi o sia distorta, l’anima sarà ottusa e indifferente di fronte alla sofferenza altrui, oppure si sdegnerà a vanvera per quelli che non sono atti di ingiustizia realmente, ma magari diritti sacrosanti. Nel primo caso lo sdegno è razionale, nel secondo è irrazionale. Io mi sdegno per l’oscurantismo cattolico, per esempio, e questo è un sentimento razionale, perché so che se giustizia è dare a ciascuno ciò che gli spetta, spetta all’anima la verità, in quanto ella è un essere e dunque le spetta l’essere, che è appunto coscienza e retta rappresentazione di sé, verità. Chi invece pensa che sia giusto sottomettersi ciecamente a un Dio tiranno si sdegna di fronte all’amore per il sapere e lo considera un atto di orgoglio, e questo è un sentimento irrazionale. Chi abbia in mente, per fare un altro esempio, che giustizia sia riconoscere che ai nobili spettino per volontà di Dio onori, privilegi e ricchezze e ai plebei fatica, sottomissione e sacrificio avrà la tendenza maligna e irrazionale a compiacersi dei soprusi dei potenti sui deboli e a sdegnarsi violentemente di fronte all’affermazione dei diritti dei deboli; tale tendenza è una mala pianta tossica e spinosa che ha infestato l’Europa d’antico regime per lungo tempo, e dalla quale sono nati troppi frutti amari e disgustosi: quante violenze, in nome di questo principio! Come si vede, la ragione e le sue idee, ben lungi dall’essere in antitesi con i sentimenti e i desideri, ne è invece la causa generatrice, e la rettitudine delle tendenze di un’anima e dunque delle sue azioni dipende dalla chiarezza logico-razionale con cui ella si rappresenta le idee. Per questo diciamo che vera redenzione è la purificazione dell’anima dagli errori concettuali, e rettificazione delle idee; solo una volta rettificate le proprie idee ella potrà sradicare le tendenze malvagie, cioè irrazionali, e sostituirle con le rette disposizioni e così guarire e ritrovare la forma eletta.

 

Nota 13: ricordiamo la definizione di forma spirituale: è l’insieme delle tendenze verso desideri o sentimenti che l’anima ha in sé, le quali (come detto alla nota precedente) sono prodotte dalle idee contenute nel suo intelletto; se l’anima ha in sé le idee rette e dunque il retto amore ella è eletta, se l’anima ha in sé quelle concezioni errate che la rendono animalesca o bestiale (il Lettore si ricorderà il senso di questa distinzione, se non è disattento) ella è ancora in via, deve cioè modificare la sua forma finché non risulti soddisfacente per l’essere e non dannosa.

 

Nota 14: questo è il risultato dell’azione anti-donatista di Agostino. Poiché, fanaticamente, i donatisti facevano dipendere la validità dei sacramenti dalla “purezza” (intesa in senso rituale) di colui che li somministra, cioè essi volevano escludere dalla Chiesa chi avesse ricevuto il battesimo e gli altri sacramenti da ministri lapsi o libellatici (che cioè erano caduti durante le persecuzioni e si erano adeguati a svolgere riti pagani ricevendo un certificato imperiale che li metteva in salvo dalle persecuzioni), Agostino stabilì, invece, che il sacramento ha validità oggettiva a prescindere dallo stato dell’officiante, perché altrimenti si sarebbe riposta la propria speranza in un uomo e non in Cristo, mentre l’efficacia dei sacramenti, la grazia, dipende solo da Cristo, che per il suo sacrificio agisce in essi misteriosamente. Si noti che in Agostino il concetto di “grazia” è via via degenerato, e dal significato originario di “amore” è scaduto in quello di “forza magico-rituale che, scaturita dal sacrificio di Cristo, agisce nei sacramenti” ed è, ovviamente, un dono di cui ha il monopolio la Chiesa: egli afferma prepotentemente in questa occasione che nonostante nella Chiesa siano mescolati i buoni e i cattivi, nonostante tutti i possibili sviamenti ed errori, comunque, essendo la Chiesa padrona dei sacramenti e dunque della soprannaturale forza salvifica di Cristo, EXTRA ECCLESIAM NULLA SALUS, fuori dalla Chiesa non c’è salvezza. E’ così che la Chiesa si costruisce il suo potere: essa si è impadronita di Cristo e del concetto di redenzione, ha eclissato il vero volto di Cristo e ha stravolto il senso della sua opera, e ha reso così inaccessibile la vera salvezza, pretendendo invece di essere l’unica forza salvifica del mondo. Per noi questa situazione è stata profeticamente espressa con il seguente simbolo: Cristo imprigionato, picchiato e incatenato nelle mani dei Romani, reso da loro impotente e irriconoscibile (il versetto 22,64 del Vangelo di Luca dice: perikalypsantes autòn,... “...e copertolo con un velo,...”). In questa vicenda, si noti inoltre, troviamo uno schema che si è ripetuto più volte nella storia, e cioè quello dello scontro tra una scheggia più fondamentalista e fanatica e la Chiesa più larga. Tale scontro dipende dal fatto che il primo gruppo è composto da persone che hanno come punto di alienazione del valore (mezzo per soddisfare la propria superbia) quello di essere santi e puri più degli altri, cosa che ingenera la tendenza a colpevolizzare violentemente il prossimo e dunque intransigenza ed esclusivismo, mentre il clero cattolico aderisce a una morale più elastica ed è di manica larga perché agisce sulla spinta di un punto di alienazione del valore diverso, quello di estendere il proprio potere più possibile per dominare il mondo, e dunque deve fare in modo che nella Chiesa entrino tutti. Sono le miserie del Cristianesimo storico.

 

Nota 15: facciamo iniziare convenzionalmente il corso della nostra storia con l’arrivo nei Balcani e nel Peloponneso di una nuova stirpe (probabilmente un ramo dei cosiddetti Indoeuropei, secondo una teoria molto discussa ma ancora corrente) che deve poi aver originato, insieme ad altri apporti, la cultura micenea e dunque dato inizio alla civiltà ellenica. Il dato archeologico di riferimento è la distruzione della famosa Casa delle Tegole nel sito di Lerna, verificatasi in concomitanza a distruzioni analoghe in altri siti appunto intorno al 2400 a.C., che vengono interpretate come cambiamento etnico, per via della frattura nella sequenza stratigrafica, cioè del cambiamento di facies culturale (cfr. D.H.Trump, La preistoria del Mediterraneo, Mondadori 1983, pag. 123).

 

Nota 16: è per questo che concepiamo lo studio della storia come osservazione dei vari sistemi di idee e delle forme mentali in evoluzione (o involuzione) nel tempo. I fatti fondamentali nel mondo spirituale sono i pensieri, non paci, battaglie o imperi e conquiste.

 

Nota 17: come si ricorderà, avevamo già accennato, nell’opera principale sulla Natura, a questo metodo di Satana, quello di parlare così ambiguamente da far capire a chi ascolta una cosa diversa da quella realmente espressa, dirti una cosa e fartene intendere un’altra. Questo criterio è espresso nel versetto 19,26 del Vangelo di Luca (=Mc. 4,25=Mt. 13,12): “a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”, intendendo dire che a chi ha già la sapienza per essersela procurata con le proprie forze applicando il retto metodo di ragionamento, la rivelazione aggiunge sapere, ma chi si accosta ad essa impreparato e colmo di tendenze irrazionali ne viene completamente fuorviato. Il senso letterale è congegnato apposta per sembrare semplice e addirittura rozzo, così da ottenere due risultati: il primo è che i presuntuosi in cerca di saperi prestigiosi lo disprezzano e ne vengono così allontanati, il secondo è quello di confondere la mente di coloro che cercano scorciatoie per arrivare alla salvezza e di dare a coloro che inclinano a esercitare un potere un mezzo per legittimare le proprie mostruose pretese. Satana sa che tu tendi ad attribuire alle sue parole il significato che ti fa comodo per legittimare le tue pretese irrazionali, sicché, se prima avevi qualche remora a soddisfarle, ora, sentendoti appoggiato dall’autorità divina, darai la stura a tutte le forze maligne che nascondevi nella tua anima. Come dicemmo, è un test, un’analisi medica; la rivelazione è la cartina tornasole con cui codeste astutissime intelligenze che governano la Natura stabiliscono il grado di malignità in cui sei caduto. I puri, coloro che hanno recuperato la forma eletta con la forza della loro volontà e il loro impegno, e che dunque conoscendo la retta ontologia e la vera scienza dell’anima sono in grado anche di procurarsi la chiave dell’ermetico linguaggio di cui si servono gli angeli neri (neri nel senso di occulti, che si tengono nascosti, non cattivi), ne ottengono un’istruzione preziosissima arrivando grazie ad essa a capire il senso della storia e lo scopo dell’esistenza terrena; gli impuri, gli accidiosi, i negligenti, quelli che vogliono trovare, sì, una qualche verità, tanto per esibire una superiorità di comodo, ma purché questo non sia impegnativo, purché ciò non li distolga dai loro interessi terreni e dalle loro faccende, vanno persi: con questi Satana è spietato. Coloro poi che vedendo nella falsa teologia ricavata dalle Scritture un mezzo per plagiare e dominare il prossimo, distruggendo la sua autonomia e negando la sua capacità di arrivare alla verità e di trovare il bene con la ragione, e cioè assassinandolo spiritualmente, vanno a impinguare le file del clero e così lasciano che si imprima nel loro animo la forma della “bestia scarlatta”, del fariseo e scriba agghindato di porpora: a questi Satana chiederà conto, a suo tempo, dell’invidia e della gelosia con cui hanno colpito i veri cercatori della verità, gli spiriti amanti del bene, i veri eletti, e per il gigantesco numero di anime da loro tenute nell’oscurità e nel male.

 

Nota 18: ci sono numerosi passi nel Vangelo che profetizzano il fallimento del Cristianesimo storico. Per esempio: “Ecco, viene l’ora, anzi è venuta, in cui sarete dispersi ciascuno per proprio conto e mi lascerete solo...(Gv. 16,32)”. Si noti la doppia espressione di tempo, “viene”; “è venuta”, perché questo avviso è stato pronunciato due volte, una volta dal Gesù della prima venuta: “ecco, viene l’ora...” e una volta dal secondo Gesù, che collocandosi nel futuro rispetto al Cristianesimo storico, e alludendo ad esso dice: “ecco, è venuta l’ora...”.

 

Prima stesura note terminata il 24 febbraio 2007.

Stesura definitiva terminata il 17 novembre 2007.

Gregorio Agis.


GROGORIO AGIS.

 

 

 

 

 

SECONDO COMPLEMENTO ALLO STUDIO SULLA NATURA.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sull’eutanasia.

Una preghiera.


AI LETTORI DEL PRESENTE SITO.

 

Ho scritto questa preghiera, immaginando che fosse pronunciata da Cristo in persona, alla fine dell’anno 2006, esasperato dall’insipienza dell’alto clero e dalla crudeltà con cui i vari vescovi e monsignori di turno stavano trattando il povero signor Welby. Il Lettore ricorderà sicuramente questo drammatico caso: Piergiorgio Welby, una persona devastata da una gravissima malattia neurologica che gli impediva di vivere in maniera accettabile, sofferente da anni, chiedeva di poter essere liberato da tale insopportabile tortura, di potersi sciogliere dal suo corpo fisico e andarsene in pace, com’era suo sacrosanto diritto. Ma in nome del loro storpio Cristianesimo e della loro morale fasulla, i Cattolici, pretendendo anche di dirigere con i loro scempiati principi la legislazione italiana, glielo impedivano, colpevolizzandolo anche; e, il Lettore lo ricorderà, quando il signor Welby riuscì a ottenere quanto gli spettava, gli negarono funerali religiosi, quegli stessi che -come è stato fatto notare da molti, giustamente- in passato furono concessi a criminali come Franco o Pinochet. Io rimasi profondamente colpito dalla sofferenza del signor Welby; e mi sentii tanto esasperato dall’ottusità, dall’attaccamento al potere e dalla prepotenza di questi satanici prelati (chi mi abbia seguito sin qui attraverso le opere precedenti sa che cosa intendo dire) che mi venne da ribellarmi e fui spinto a scrivere un testo, come si diceva una volta, “di rottura”, che il Lettore impreparato troverà estremo, forse blasfemo e inaccettabile, mentre chi mi abbia seguito sin qui attraverso l’itinerario compiuto nel presente sito, dall’ontologia alla scienza dell’anima fino allo studio sulla Natura e agli accenni di filosofia della storia contenuti nel Complemento precedente, avendo i mezzi ormai per comprendere, forse l’accetterà.

 

Io finii la stesura di questo testo  il 18 dicembre; nella notte tra il 20 e il 21 Piergiorgio Welby morì, aiutato da un medico con il retto senso della giustizia. Non sapendo a chi rivolgermi per farmi ascoltare (non avevo infatti ancora allestito il sito internet) pensai di spedire una copia del mio testo a Dario Fo, sperando che lui ne ricavasse un pezzo teatrale da divulgare presso un pubblico elitario intellettualmente e progressista. Ma dopo circa due mesi Dario Fo mi fece freddamente rispondere dalla sua segreteria che non aveva il tempo di occuparsene, perché era impegnato in cose più importanti, sicché il povero Agis rimase ancora una volta inascoltato ed emarginato, e con lui la vera scienza dell’anima e del bene. Comunque, non riuscii ad andare in collera con il signor Fo, perché, in fin dei conti, egli ha già contribuito abbastanza, con le sue particolari capacità comiche, a indebolire l’autorità della falsa Chiesa e del Cristianesimo satanico, ed è forse il caso di non chiedergli di più. Inoltre, mi sono reso conto nel frattempo che non potevo pretendere dai miei contemporanei, inceppati nell’alternativa tra fideismo e razionalismo come sono, che recepissero testi i quali, invece, presuppongono una preparazione approfondita in materia di ontologia, etica razionale, scienza dell’anima e filosofia della storia. E’ per questo che immediatamente dopo, nel gennaio successivo, iniziai la stesura degli studi che poi ho divulgato su internet, grazie al fatto che intanto avevo conosciuto un tecnico che potesse supplire alla mia completa mancanza di capacità informatiche. Mediante essi ora ho dato al Lettore impegnato e di buona volontà tutti i mezzi che occorrono per capire.

 

Ripeto dunque una raccomandazione già più volte data nel testo principale sulla Natura: non si inizi a leggere i miei scritti da qui, perché avvicinarsi a realtà complesse ed elevate prima di essere pronti è pericoloso, li si potrebbe rifiutare a priori e rimanerne quindi scandalizzati (si vedrà nel testo il vero significato di questa parola). Ed è pronto solo colui o colei che abbia purificato le proprie facoltà mentali da errori concettuali e pregiudizi mediante una rettificazione delle idee simile a quella da me proposta negli scritti preliminari, e che di conseguenza abbia iniziato ad alimentare nella propria anima il retto amore.

 

Milano, 19 novembre 2007.

Gregorio Agis.

PRESENTAZIONE.

 

Egregio Lettore,

 

lo scritto che qui propongo è una lunga preghiera che si immagina pronunciata da Cristo stesso, il quale, partendo da un argomento di attualità, la richiesta di eutanasia del signor Piergiorgio Welby, mostra di dissentire con le posizioni della Chiesa cattolica e finisce con l’esprimere totale disapprovazione per le scelte operate da tale istituzione nel corso di tutta la storia.

 

E’ dunque uno scritto profondamente anticlericale, ma non espone il punto di vista ateo o “laicisata”, come si usa dire oggi: in esso si è tentato, invece, di ricostruire più fedelmente possibile il punto di vista del cristianesimo originario. A molti sembrerà bizzarro o presuntuoso, ma le tesi estreme che sono in esso contetute sono tutte fondate su dati storici e scritturali. Potrei infatti dimostrare -e mi propongo di farlo in uno studio apposito- che Gesù era, prima di diventare la seconda persona della Trinità dei Cattolici, un uomo, un sapiente, ma, soprattutto, un filosofo platonico, cosciente della propria elezione e appartenenza al mondo divino proprio per la sua adesione al sistema di idee e alla terminologia platonici; e questo in base a un’analisi testuale capillare e approfondita. Infatti, molti passi del Vangelo, che sembrano incomprensibili o addirittura infantili, assumono un senso ben preciso (e scientifico) se letti sullo sfondo di un paradigma platonico.

 

Quanto alla dottrina del “corpo spirituale” (cfr. nota 2 e passim), che Gesù la professasse è attestato da quei passi della lettere di Paolo che ne contengono un’eco (1Cor.15,42-49; 2Cor.5,2; Fil.3,21); probabilmente ha origine caldea, ma sarà arrivata fino a Gesù per la mediazione del platonismo.

Si può provare che Gesù avrebbe profondamente disapprovato la confusione tra leggi di natura e volontà divina, cosa che gli attribuisco nel testo, perché nelle originarie dottrine il mondo corporeo di cui è principe Satana (cfr. Gv. 14.30; 16,11) è il luogo dominato da forze negative che imprimono nell’uomo istinti e tendenze animali: leggi di natura che lo allontanano dalla volontà di Dio, ben lungi dal rappresentarla. Una sopravvivenza di questa visione si trova nei passi delle lettere di Paolo che parlano di “principati, potestà e potenze”, le forze oscure che governano il mondo terreno, e che Cristo deve sconfiggere per portare a termine la sua impresa (cfr. 1Cor. 15,24; Col. 2,15) e in espressioni come “schiavi degli elementi del mondo (Gal. 4,3)” e “…un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli (Ef. 2,2)”.  Il tema dell’alterità tra regno di Cristo e mondo naturale è estesamente attestato nel Vangelo, per esempio in Gv. 17,14; 17,16; 15,19. L’interpretazione che ne do alla luce del platonismo è la più razionale possibile.

Tale confusione tra Dio e natura deve essersi introdotta nel cristianesimo solo dopo che questo ebbe fatto ingresso nel mondo greco-romano ed ebbe subito una rielaborazione da parte di uomini di formazione e cultura greca: è infatti il tipico naturalismo delle religioni antiche, idolatriche, che vedono il divino esplicarsi nella natura, non nello spirito, e deve essersi sostituito, eclissandolo, al tema della “vittoria sul mondo” (cfr. Gv. 16,33), cioè della nascita dell’uomo nuovo, abitante del mondo spirituale, che deve seguire alla eliminazione dell’uomo vecchio, legato al mondo naturale (cfr. Gv. 3,3-8; Col. 3,9-10). Così da religione escatologica e salvifica il cristianesimo è regredito allo stadio di religione naturalistica e idolatrica, quale ancora oggi lo vediamo essere.

Quanto al rovesciamento totale della filosofia della storia propria di uomini come Costantino, Eusebio di Cesarea, Agostino, Teodosio, Ambrogio etc. (che cioè Roma si sia convertita al cristianesimo per portare a termine il disegno provvidenziale divino, che l’avrebbe voluta caput mundi allo scopo di fondare il regno di Cristo sulla terra), a parte il fatto che se Roma fosse stata veramente il regno eterno promesso, non sarebbe caduta in pochi decenni (163 anni, quelli che vanno dal 313 al 476 d.C., sono un po’ pochi per un regno eterno!), e a parte il fatto che Gesù era sicuramente in totale collisione col sistema di idee e di valori romano (cfr. Mc. 12,17=Lc. 20,25=Mt. 22,21), esso è fondato su una gran quantità di passi scritturali, che sono contenuti nella lunga nota 18. La si legga con attenzione. Il cattolico vi troverà una brutta sorpresa; il dubbioso materia di riflessione; l’ateo materialista non potrà forse accettare una tesi che si fonda sull’esistenza di un mondo più reale di quello che gli cade sotto ai sensi; ma un piccolo resto di persone, quelle che si siano poste le giuste domande nell’arco della loro vita, potrà forse trovarvi una risposta.

 

Come che sia, mi sembra importante scuotere le coscienze, e insinuare almeno il dubbio nei credenti e nei creduli che forse esiste un modello diverso di cristianesimo, diametralmente opposto a quello storico e che forse la via dell’istituzione porta non al divino ma al degrado morale e spirituale delle coscienze.

Quanto alla tendenza a inveire anche violentemente contro il clero inetto, che attribuisco al Gesù del mio scritto, anche questa è documentata scritturalmente (cfr. per esempio Mt. 23,13-36: “serpenti, razza di vipere…”) nei passi dedicati ai farisei. E’ inutile sottolineare -penso sia scontato- che Gesù non se la prendeva con i farisei perché erano semiti, salvo poi essere disposto ad approvare comportamenti identici in altri preti perché “ariani” o “indoeuropei”, ma che avrebbe stigmatizzato alla stessa maniera un comportamento simile (o peggiore) in qualunque clero, a prescindere dalla razza o dalla nazionalità.

 

Quanto alla supposizione che Gesù, ritornato in questo mondo, si troverebbe solo ed emarginato e non certo onorato e riverito… beh, forse anche questo non è un azzardo (Cfr. Gv. 16,32). Lascio al Lettore dalla mente aperta giudicare.

 

L’Autore

Milano, 17 dicembre 2006.


PREGHIERA DELL’OTTOBRE-DICEMBRE 2006, RIGUARDO AL DIBATTITO IN CORSO SULL’EUTANASIA.

Testo e note.

 Avvertenza: le note sono parte integrante del testo e vanno attentamente considerate.

 

 

 

 

Adonai, Signore

ascolta il tuo sacerdote, la tua vittima sacrificale, il Cristo, nel suo ritorno.

 

            Adonai, Signore,

tu hai fatto di me un emarginato, che nessuno considera e nessuno ascolta. Tu hai fatto di me un uomo umiliato, di quelli che i mediocri disprezzano e che, guardandosi l’un l’altro i superbi irridono; tu hai fatto di me un uomo di scarto, guardando il quale i presuntuosi dicono: a che serve? Io, il tuo sommo sacerdote, il Cristo, ti ho donato la mia anima, e tu hai fatto di me un uomo spezzato, un uomo stanco, un uomo addolorato, estenuato dalla solitudine e dalle spine. Ero il tuo sacerdote (hieréus), hai voluto fare di me la tua vittima sacrificale (hiereion), hai lasciato che mi scannassero come un agnello(1).

 

Ma ora ascoltami. Polveroni si sollevano sulle questioni più urgenti, le teste del drago si azzannano tra loro, mentre chi soffre non ha ristoro. Adonai, Signore, un uomo soffre e chiede aiuto, si chiama Piergiorgio Welby, è ammalato nel corpo aggregato(2). La sua terribile malattia si chiama “distrofia muscolare progressiva”, e rende la sua vita insopportabile. In nome mio gli negano ristoro, gli negano quella liberazione che lo porterebbe nel mondo spirituale, a vivere (a vivere, sì, perché la morte è qui nel mondo terreno, non nello spirito) lieto e sicuro, senza pena; in nome mio e di una presunta Trinità che io non conosco, un idolo mostruoso, tirannico e prepotente, prodotto dalla loro fantasia, obbligano un’anima a essere torturata in un carcere terribile e degradante.

 

Adonai, eppure avevamo lasciato una dottrina chiarissima sulla natura dell’essere, in base alla quale ora saprebbero giudicare che cosa è bene e che cosa è male e sceglierebbero la soluzione giusta. Se foste stati più attenti e vi foste impegnati fin dall’inizio a capire e conservare la mia scienza sacra, voi che vi dite cristiani, non l’avreste persa tutta quanta per strada. Non c’era già Platone che vi aveva edotto mirabilmente sulla natura dell’uomo e sul suo vero essere psyché, coscienza e pensiero, e non corpo? Perché avete gettato via le sue dottrine per correre dietro a un idolo che chiamate “seconda persona della Santissima Trinità” (chissà che diavolo vuol dire) e che spacciate per me? Io ero un maestro di filosofia platonica. Perché non mi avete dato retta? Eravate troppo disattenti e non avete capito quello che dicevo, quando spiegavo “quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo spirito è spirito (Gv. 3,6)” e raccomandavo di far nascere l’uomo nuovo, quello che non si identifica più con il corpo terreno ma sa di essere pensiero, e sa che il vero corpo è l’immagine riflessa nello spazio dei contenuti della sua coscienza; il vero corpo è un atto di pensiero, non questo aggregato che è una simulazione, e che si può perdere senza danno. La vera morte è l’ignoranza, è quella che voi Cattolici infliggete alle anime con le vostre dottrine spiriticide, che -con mio sommo sconforto- attribuite a me. Maledetti. Adonai, ma per quanto ancora glielo lascerai fare? Siete attaccati a questo corpo falso come cozze a uno scoglio e i valori che spacciate per cristiani sono tutti falsi, perché dipendono dall’identificazione col corpo aggregato, che è falso. Eppure, Adonai, avevamo datto chiaro: “chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna (Gv. 12,25)”. Ma che hanno capito? Che bisogna umiliarsi davanti a un Dio onnipotente e adularlo per ricevere favori? Che bisogna soffrire per farlo contento? E’ questo che ho detto? Io intendevo dire che chi si lascia ingannare sul concetto di essere e crede che la realtà sia extra-mentale, scambiando il corpo biologico per vero essere; che chi, di conseguenza, crede che il pensiero sia il sottoprodotto di una materia intesa come inerte e oggettiva e dunque si fa determinare, nei suoi comportamenti, dall’identificazione col corpo biologico e si lascia guidare dai suoi istinti, invece che temperarli e sradicarli; che chi, insomma, ama la vita biologica e si attacca ad essa perde la vita vera, quella spirituale. Sappi, clero ignorante che uccidi le anime nel mio nome (storpiandolo), che l’uomo è morto quando è chiuso nel corpo e tenuto nell’ignoranza del vero essere ed è vivo, invece, e sta bene, quando pensa rettamente ed è spirito, sicché odiando tutto ciò che voi imponete come dovere (riprodurre la specie nel matrimonio, mantenere una famiglia nel benessere materiale, rendere forte e potente la patria terrena etc.), odiando questa vita terrena che è fasulla, ritroverà la vita vera, quella eterna.

Come mai io dico una cosa e voi capite tutto il contrario? Eppure c’era Platone a spiegarvi il significato dei miei detti, se essi risultavano –beh, sì, lo ammetto, è stato un tiro mancino- un po’ criptici. Ma hai preferito far finta di capire, cattolico accidioso, che indagare. Avete capito che la vita biologica è un dono di Dio (ah sì? siete sicuri?) e che dunque va salvaguardata a ogni costo (ah sì?) e che Dio vuole arrogarsi il potere di vita e di morte sugli uomini (noi? Adonai! E quando lo dicemmo questo? Da dove l’han tirato fuori? Ma se non vediamo l’ora che siano tutti liberi e vivi nella luce!) e guai a toccarglielo o va in collera (il cattolico ci dà degli irascibili, Adonai; questo sì che ci offende) e un sacco di altre frottole che io neanche mi posso immaginare. Insegnatemi la vostra dottrina, Cattolici, perché io non la conosco! Io ne conosco un’altra: chi crea i corpi terreni, la vita biologica, non è Dio, ma Satana(3). Platone lo chiamava “il Demiurgo”. Infatti, creare vuol dire aggregare materia (leggete meglio il passo della Genesi, 2,7) e questa è l’opera di Satana, che aggrega atomi spirituali (tutti gli atomi sono spirituali, non esiste materia extra-mentale, quella è un’invenzione dei materialisti e voi, preti, non siete stati capaci di confutarla, perché siete ignoranti e inetti. Ma per quanto ancora, Adonai, lascerai che al posto mio gracchino queste cornacchie? Questi inetti si spacciano per sacerdoti e non hanno neanche i fondamenti della scienza sacra, neanche la retta idea di essere). Aggregare materia per formare corpi non significa creare dal nulla, ma costruire una simulazione di corpo, una trappola. L’anima che vi rimane imprigionata ne resta completamente obnubilata, dimentica che cosa è l’essere e comincia a produrre concezioni false, così si ammala e diventa malvagia. Il vostro Dio creatore, che tanto blandite con salamelecchi e adulazioni, è Satana, ignoranti!

 

L’anima non ha bisogno di essere creata da nessuno perché eternamente generata dal principio, che è essere infinito, non una pe